UN BORGO PAVESE

 

Sono seduto sul gradino di pietra davanti al portone di casa ed osservo, il mio amico Giuseppe, che con cesoie in mano si accinge a dare una potatina alla sua pianta di edera che, abbellisce ed arricchisce lo spigolo di un suo rustico. Si sente squillare il telefono in casa e  faccio finta di non sentirlo, lasciandolo suonare finché non smette. Intanto sento dal primo piano la mia signora che mi chiede:

-Ermanno, chi è al telefono? Se è Lucia, dille che la richiamo io più tardi.

-No cara! Era uno che aveva sbagliato numero.

Passano due minuti ed il telefono squilla di nuovo, non faccio in tempo a rispondere, arriva prima la mia signora:

-Pronto, pronto, ciao Lucia, come stai ?……..noi bene grazie, hai già telefonato due minuti fa?..Si stavo sistemando in camera da letto e non ho sentito,… Sì va bene oggi pomeriggio alle quattro in piazza, poi andiamo con la tua macchina, ok va bene. Sento che si apre la finestra, penso che fra poco mi arriverà qualche invettiva, infatti:

-Come al solito non fai nulla, stai diventando anche bugiardo, io mi devo sbattere a destra e a sinistra, tu invece te ne stai comodamente seduto, non ti degni nemmeno di rispondere al telefono.

-Senti Anna, lo sai che fra me e Lucia non corre una gran simpatia, pertanto meno la sento e meglio sto.

-Bravo! Oggi a mezzogiorno, vai a mangiare da uno dei tuoi figli, perché io non cucino, così impari!

-Cara vieni a sederti, un po’ vicino a me, che ti racconto una bella storia.

-Eh, già non basta che non mi aiuti mai, pretendi che mi fermo anch’io, così chi li fa i mestieri? Mi prendi la cameriera!

-Dai vieni a sederti, i mestieri li fai più tardi, tanto  lo sai fare bene e nessuno potrebbe sostituirti.

-Si! Badre badrone, adesso vengo a sedermi vicino a te, ma devi promettere di non annoiarmi.

-Va bene, intanto che vieni porta pure un caffè caldo, così ce lo sorseggiamo stando vicini vicini.

-E’ meglio che sto zitta, altrimenti mi arrabbio sul serio.

Poco dopo il  mio amore arriva con il caffè, si siede per terra vicino a me, lo sorseggiamo in silenzio, poi mi chiede:

-Allora dimmi , di cosa volevi parlarmi?

-Sì! Cara, appoggia la tua testa sulla mia spalla, e preparati a conoscere  Wolfang.

IL 6 settembre del 467 avanti cristo, arrivò da queste parti un uomo alto, giovane,  biondo con chioma lunga e fluente. Nonostante fosse molto affaticato, mostrava un portamento fiero, i suoi occhi azzurri e ridenti esprimevano felicità e voglia di vivere.

Veniva da molto lontano, da un paese oltre le alte montagne sempre innevate. Era stato costretto a scappare, perché i suoi concittadini, riunitosi ed armati di bastoni, volevano farlo fuori. Essendo di famiglia ricca e numerosa, non aveva un gran bisogno di lavorare, infatti passava tutto il tempo libero dietro le sottane del paese. Questo avveniva prevalentemente quando gli altri uomini erano a lavorare nei campi o a pescare nel lago.

Un giorno una decina di loro armati di bastoni, si nascosero dietro un anfratto e gli tesero un agguato per suonargliele di santa ragione. Ma il provvidenziale abbaiare di un cane, lo allarmò e le sue lunghe gambe lo salvarono. Dopo un bella corsa si buttò nel fiume e si lascio portare dalla corrente. (dopo qualche secolo i romani chiamarono quel fiume Ticinum, l’attuale Ticino). Comunque dopo varie peripezie alternando la via d’acqua a quella di terra arrivò in questo luogo seguendo, un viottolo che finì con l’intersecazione di un’altra via più grande, l’attuale Casorate – Trivolzio. Qui arrivato si fermò e si sedette a riposare su un tronco caduto, intanto guardandosi intorno notò che davanti a sè aveva un terreno incolto, probabilmente adibito a pascolo.

Di fianco dei frutti di bosco sconosciuti, che assaggiandoli li trovò buonissimi, erano chicchi di uva quasi pronti da raccogliere, comunque prodotto a lui sconosciuto.

Al lato opposto c’era una piccola costruzione in pietra, da dove provenivano dei rumori. Improvvisamente si udì il latrare di un cane che, gli corse incontro con evidenti intenzioni bellicose, ma  un lungo fischio lo bloccò.

Sulla porta era apparsa una donna con un bambino in braccio con, al seguito un altro cane enorme e silenzioso. Intanto in un recinto attiguo alla costruzione, in mezzo ad alcuni polli grugniva un maiale. Wolfang tenendo sempre d’occhio il cane più aggressivo, fece alcuni cenni con la mano, la donna dall’altra parte, dopo un po’ gli fece capire di avvicinarsi. Non riuscivano a comunicare se non a cenni, avevano idiomi completamente diversi.

Comunque, lentamente con il passare del tempo, cominciarono a capirsi, lui  decise di fermarsi lì, lei acconsentì e non se ne andò più via. Dopo qualche tempo, quando cominciarono ad intendersi, lei le disse che aveva un uomo che era sparito nel nulla, forse divorato da qualche belva, orsi o lupi che allora abbondavano anche qui. Questa località allietata da una nuova famiglia, all’arrivo dei  Romani fu chiamata Trivium, che voleva dire tre vie. Oggi è Trovo, questo paese della campagna pavese.

-Ermanno, non so da dove ti arrivano queste fantasie, certamente non hai elementi per fare ricerche in merito, pertanto sono sicuramente delle balle, inventate seduta stante. Poi addirittura il giorno preciso! Ma va!

-Anna tieni presente  che per gli stessi motivi,  il mio racconto non può essere smentito.

-Bravo! Complimenti, ora cosa hai intenzione di fare?

-Vorrei farmi promotore e  indire un referendum popolare, che consenta di innalzare nella piazza del paese, un monumento a Wolfang.

-Oddio! Ci casco sempre, non riesco più a capire quando parli sul serio oppure stai scherzando.

 

Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

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