Teresa

Bereguardo 31 gennaio 2017

Sono seduto fuori dal bar e cerco di leggere il giornale, ho appena discusso con la barista che fa anche da giornalaia. Le ho detto che, in tutti i bar che si rispettano un quotidiano da leggere gratis è sempre a disposizione. Lei mi ha risposto che ne vende talmente pochi  che, se smetto di comprarlo anch’io chiude la rivendita.

-Ciao Ermanno, scommetto che tua moglie ti caccia via di casa per non averti sempre tra le balle. Meno male che dici sempre che non ti piace stare al bar, questa settimana sono passata tre volte e ti trovo sempre qui e bla…bla…bla.

-Ciao Teresa, come stai cara? Cosa posso offrirti da bere? Dai siediti vicino a me e dimmi cosa fai da queste parti.

Si avvicina si siede appoggiando appena il sedere sul bordo della sedia, che sembra di aspettare il via in procinto di spiccare la partenza di una centometrista, e:

-Mi prendi in giro, sai che io non bevo, perciò fai tanto il galante. Però ha ragione tua moglie quando dice che non l’ascolti quando parla, te l’ho già detto che vado dal dottore due volte la settimana, ma tanto a te da un orecchio entra e dall’altro esce e bla…bla…bla.

-Calma Teresa  mi sembri molto agitata stamattina, ti è scappato il gatto?

-No! A mandarmi in bestia è stato come al solito quel brachicefalo del tuo amico, mi fa sempre disperare, mi tratta come una cameriera, sempre a pretendere qualcosa non dando in cambio niente. Dimenticando che, io dovrei essere la sua compagna per la vita e bla…bla…bla.

-Cosa mai può aver combinato il mio amico Sandro, da mandarti in bestia il mattino presto? Ha cambiato l’automobile? Mi aveva accennato che voleva sostituirla.

-Ci mancherebbe anche questo! Quella che abbiamo ha tre anni e neanche quarantamila chilometri, l’unico viaggio che ha fatto è quello in Francia l’anno scorso e bla…bla…bla.

La lascio parlare senza interromperla, non ha ancora risposto alla mia domanda, ma non insisto oltre, tanto alla prima occasione me la racconta Sandro.

Con Teresa siamo amici da una ventina d’anni, penso di conoscerla abbastanza bene, così come anche il suo compagno Sandro. Formano una bella coppia e come tutte quelle che si rispettano discutono abbastanza fra di loro, anzi lei discute e fa tutto da sola. Sandro è un gran lavoratore, bonaccione di non molte parole, onesto e leale, ottimo compagno di bevute e mangiate.

Teresa è vedova da parecchi anni ed ha figli sistemati, convive con Sandro da quando lo conosciuta. Diplomata, benestante è una persona intelligente, vivace e di spirito pronto. Una delle sue caratteristiche è quella di essere sempre molto diretta, forse poco incline al romanticismo ed all’uso del linguaggio politichese. E’ molto generosa e sempre pronta ad aiutare il prossimo quando è necessario, nelle discussioni condivide quasi sempre i punti di vista di mia moglie quando convergono contro di me.

-Ermanno vedo già dalla tua faccia che stai pensando ad altro, pertanto ti lascio e vado dal dottore, speriamo che mi dia qualcosa che possa lenire i miei dolori, salutami Anna, ciao.

A GIULIA

Bereguardo 31 Gennaio 2017

Giulia, felice ed amata donna del mio amico Paolo. Mi hai chiesto di scriverti, forse confidi troppo in me.

Non ho gli elementi essenziali per descrivere il sentimento che, colga il tuo immaginario nella forma più romantica.

La conoscenza dei particolari del cuore e dell’anima, le cui derive sensazionali rappresentano la poesia.

Cioè l’amore, quello idilliaco. Sono un di più e non posso accedere ai colori della tua anima e alle parole del tuo cuore.

Devo farlo parlando solo della buccia  del frutto senza assaggiarne la polpa, non potendo coglierne le vibranti note della poesia.

Quindi affidandomi solo alle sensazioni espressive che, si leggono sul tuo bel viso. Unico confine naturale tra il visibile e il tuo sconosciuto ma immaginabile io interno.

Giulia lo sguardo gioioso e deciso, senza tentennamenti, non lascia spazi dubbiosi,come da antiche tradizioni celtiche del fare.

Il sorriso è come una finestra aperta su una vallata alpina all’albeggiare.

Quando il sole annuncia il suo imminente arrivo.Quando il gallo innalza il suo inno al nuovo giorno.Quando le ultime ombre si diradano, facendo posto all’intensificarsi dei nuovi e nitidi colori.Quando inconsciamente, si percepisce l’immensa grandezza del creato.

Il tuo lungo corpo sinuoso e le eleganti movenze, annunciano mille promesse per, colui che ne sarà felicemente appagato.

 

la Pizza

Bereguardo 30 Gennaio 2017

Sabato sera, ritrovo da Nicola, pizza e ballo. Le solite coppie della nostra compagnia. Mario è solo, sua moglie Teresa è partita per qualche giorno da sua madre che non sta troppo bene. Ha raccomandato a suo marito di non mangiare la pizza, perché da un pò accusa dei dolori di stomaco. La stessa cosa lo ha detto per telefono a Marta, affinché lo tenga d’occhio. Essendo solo lo facciamo sedere a capotavola, le nostre mogli di fianco, poi noi due. Mia moglie e Marta avevano contattato Nicola e Marisa la cantante, per chiedere la loro collaborazione per fare uno scherzo a Mario, prontamente accettata con disinvoltura.

Arriva il cameriere, ordiniamo le pizze, tutte molto semplici, solo Mario  la ordina con molto gorgonzola e con salsiccia e scamorza affumicata. Poco dopo arrivano e cominciamo a mangiarle . Nel frattempo squilla il cellulare di Mario:

-Scommetto che con questo tempismo può essere solo mia moglie, che rompe le balle. Poi guarda il quadrante e: -cosa faccio, rispondo? Non conosco nessuno con quel numero. interviene Marta che:

-Certo che devi rispondere! A quest’ora non sarà certo un creditore o Equitalia.

-Cazzo qui si sente solo crepitare! non si capisce una sola parola , è qualcuna che sembra molto agitata. Ancora Marta un pò scocciata:

-Ma bisogna dirti tutto! Se non capisci un tubo alzati e vai fuori.

Nel frattempo molto velocemente, Nicola mi passa un bicchierino di Vov, un liquore a base di marsala e uovo, un po lo verso sulla pizza e la rimanenza nel suo bicchiere di vino e nel mio. Dopo un po Mario rientra e viene a sedersi al suo posto, esclamando incazzato rivolto a Marta:

-Non guardarmi così, non prepararti a farmi il terzo grado. Ho capito solo che doveva essere una invasata, parlava a sproloquio e voleva sapere se sarei mai riuscito ad amarla. Comincio a farci qualche pensierino e le chiedo se da dove telefonasse, mi risponde dandomi del coglione e riattaccando.

Si siede prende coltello e forchetta e brontolando perché la pizza si è raffreddata, imbocca un boccone e facendo la faccia  schifiata, allontana il piatto. Intanto prende il bicchiere di vino e se lo porta alle labbra, ne sorseggia un po, poi comincia ad inveire, mi guarda e:

-Ermanno, sto vino fa schifo, sembra che sappia di uovo marcio, adesso chiamo Nicola e glie ne canto quattro:

-Mario aspetta! Fammelo assaggiare, se sa di qualcosa di strano me ne accorgo anch’io. Sorseggio e:

– No! E’ quello di sempre, il gusto è uguale. Lui guarda mia moglie e:

-Anna non mi fido di tuo marito, sono convinto che mi sta facendo uno scherzo. Anna si gira prende il mio bicchiere e sorseggiandolo:

-Toh, assaggia questo del suo bicchiere e dimmi se fa ugualmente schifo.

-Sì è quasi peggio del mio , chiediamo a Nicola , magari lui cerca di avvelenarmi. Nicola viene dalla cucina al nostro tavolo, assaggia il mio e asserisce:

-Ermanno trovo che sia a temperatura giusta, se vuoi ne porto una bottiglia, offro io, così ce lo beviamo in compagnia. Non ancora convinto, Mario riassaggia il suo, riassaggia il mio e dice:

-Cazzo! Forse mia moglie ha ragione. Non dovevo mangiare la pizza! Adesso sapete che io sono apprensivo e comincio a preoccuparmi . Tra l’altro mi sembra di avere la pancia gonfia e dura, adesso cosa cavolo faccio? allora tu, Amilcare prendendo la palla al balzo e chiamandomi in causa mi dici:

-Ermanno non ti sembra il caso che lo accompagniamo al Pronto Soccorso a farsi una bella lavanda gastrica, come ha fatto quel tuo cugino una decina di giorni fa?

-Sì Amilcare è una buona idea, se ce lo portiamo subito, torniamo indietro, che è ancora aperto e continuiamo a ballare.

In effetti, essendo il Pronto Soccorso stranamente vuoto, forse dovuto al sabato sera, per mezzanotte siamo stati di ritorno, con il locale ancora in piena festa. Mario ci fece giurare che non avremmo raccontato nulla a Teresa, onde evitare una bella discussione.

Il sabato sera successivo, mentre mangiamo, sentiamo  Teresa che racconta a Marta , che il Mario da un pò di tempo non soffre più di mal di pancia.

 

-Vedi Ermanno questo è stato uno scherzo a fin di bene.

-Verissimo Amilcare.

Sostiamo in Autogrill, assolviamo alle nostre necessità biologiche, prendiamo il caffè e ci avviamo verso l’uscita per pagare. Prima di arrivare alla cassa, facciamo il giro forzato degli scaffali di vendita . Ad un certo punto, al banco salumi vediamo che è posto in vendita mezzo prosciutto crudo confezionato. Allora tu, Amilcare rivolgendosi alle nostre signore:

-Ragazze vi ricordate lo scherzo del prosciutto?

Scoppiano  a ridere.

 

…nonno, nonno cos’è la Virtù?

Bereguardo 27 Gennaio 2017

Vedo che la mia signora prende in braccio la nostra nipotina e la fa sedere su uno sgabello alto da bar. Le prende un piedino e cerca di infilarle uno del paio di stivaletti che le ha appena comprato al mercato in piazza. La bambina non collabora e la nonna sbuffando, in quanto non si sente gratificata dal suo gesto, cerca in ogni modo di infilarglielo. Ad un certo punto sento che la mia principessa  esclama ad alta voce:

-Nonna, nonna stai attenta! Mi stai facendo un male che mi sembra di partorire.

Io che sto leggendo mi blocco e mi giro verso mia moglie con gli occhi sgranati, lei mi guarda con un’espressione allibita e facendo spallucce mi dice:

-Mah, non farci caso dev’essere l’asilo.

Io torno a leggere intanto che penso”Minchia cosa farà a dodici anni? Saranno cavoli amari  per i genitori” meno male che non ci sarò più e cuor che non vede, cuor che non duole. Dopo averla vinta sull’insistenza della nonna mi si avvicina e mettendosi a cavalcioni sulle ginocchia mi chiede:

-Nonno, nonno che cos’è la Virtù?  Stamattina ho sentito la mamma che ne parlava con una sua amica al telefono.

-Cara principessa la parola Virtù intende sempre una cosa buona, una cosa positiva che rende felice. Però non si vede, non ha una forma non si può toccare e neanche annusare, però rende felici.

-Come il cioccolato?

-Sì! Da bambini non tanto, perché piace più il cioccolato ma da grandi soddisfa e  appaga di più.  Comunque adesso cerco di spiegarti meglio questa cosa che ne discutevano già nell’antica Grecia più di venticinque secoli fa. L’uomo come essere umano è l’animale più intelligente che esiste, ma è anche il più cattivo, perché uccide per il solo gusto di uccidere. Però nonostante questa cattiveria nel suo animo prevale il bene sul male e se così non fosse l’umanità non esisterebbe più. Quindi questa grande forza che staziona nel nostro animo e vince sul male si chiama Virtù. Che poi non è altro che il bene, quello che facciamo a noi stessi, ma cosa più importante è quello che facciamo agli altri. Perché fare del bene agli altri è la cosa che rende più felici. Per esempio esistono lavori come i vigili del fuoco, i dottori, gli addetti alla protezione civile e tanti altri che danno maggiori soddisfazioni nel loro svolgimento perchç concorrono a salvare vite umane.

-Nonno sì va bene! ma adesso dammi il cioccolato.

 

la Cassaforte

,Bereguardo 24 Gennaio 2017

Sabato sera, stiamo mangiando la pizza prima di buttarci nel vortice del ballo, con noi io e Anna, Amilcare e Marta , ci sono anche i nostri amici Alberto e Maria. Si parla di lavoro, Alberto piccolo imprenditore edile ci racconta di come sia venuto in possesso di una grande cassaforte. Misura 200x90x80 e pesa 2300Kg. Allora tu Amilcare gli chiedi:

-Alberto ci stai raccontando come l’hai avuta in possesso, praticamente ti è costata molto poco, però le domande che sorgono sono altre, per esempio: come l’hai trasportata? Quanto ti è costato il trasporto? Dove l’hai installata? Di quante chiavi sei in possesso? E’ dotata di combinazione? Cosa ci metti dentro?

Alberto ci pensa un bel po e poi risponde:

-Per il trasporto ho speso tanto. Sono stato costretto a prendere un camion con una grù potente, perché per farla entrare nel box , il braccio doveva allungarsi parecchio. Quindi doveva avere una portata di gran lunga superiore a quella richiesta. Siccome la cassaforte era posizionata in fondo ad un magazzino, il camion con la grù non passava nelle porte alte tre metri e mezzo, ne ho dovuta noleggiare una più piccola che me la portasse fuori nel piazzale asfaltato. Poi sono dovuto andare in comune, per farmi fare un permesso per fare stazionare il camion in mezzo alla strada per un’ora. Intanto l’autista, che aveva il permesso di riscossione per l’importo del trasporto non ha accettato l’assegno e sono dovuto andare in banca per prelevare il contante. Totale calcolando le spese, senza gli sbattimenti vari, mi è costata novecento euro. L’ho installata nel box, perché è a pianterreno, in quanto il solaio di una camera non ne avrebbe sopportato il peso in un’area  così ristretta.Sono in possesso di doppie chiavi, sono due più la combinazione numerica. Per il momento di valore ci abbiamo messo solo il servizio di piatti belli, quelli bavaresi che a Maria piacciono tanto. Quando poi andremo in ferie ci metteremo in custodia i nostri gioielli e le cose più preziose che abbiamo. Allora Amilcare risponde:

-Se con novecento euro andavi da un produttore , te ne portavi a  casa una più piccola , che potevi installarti in camera da letto, senza dover scendere nel box ogni volta. Inoltre sarebbe stata dotata di una combinazione più moderna, almeno alfanumerica. Il box è quasi sempre la parte meno protetta contro i ladri, dove possono entrare e agire indisturbati per molto tempo. Poi di quali gioielli parli? Le vostre fedi , gli orecchini e la collanina al collo, quella della cresima. Il servizio di piatti, quello sì che è meglio tenerlo in cassaforte, per i posteri, visto che per noi, quando ci hai invitato a pranzo , ti sei bel guardato di usarli. Il nostro Alberto rimane un po perplesso , guarda Maria incerto sulle risposte da dare. Allora decido di metterci del mio:

-Ascolta Alberto! Amilcare ha ragione, sei stato avventato in questa operazione. Metti il caso che esista una terza serie di chiavi, sei bello e che fregato.

-Ermanno devi considerare che esiste anche la combinazione, quella non è facile da conoscere!

– Alberto non farmi ridere, se prometti di pagare la pizza per tutti, te la scrivo sul retro di questo biglietto da visita. Lui guarda la moglie e le chiede:

-Maria, tu hai parlato con Anna ed Ermanno e glie l’hai confidata?

-Perché avrei dovuto farlo? Sei tutto scemo?

-Va bene! Se tu non hai detto nulla , accetto la sfida.

Prendo un biglietto da visita  e dietro ci scrivo 13071962, lo faccio passare a tutti i presenti, poi lo consegno a lui. Alberto lo guarda, lo gira, lo rigira, arrossisce, guarda di nuovo sua moglie ed esclama:

-Ma come è possibile una cosa del genere? Non sei mica un mago? Sogghignando rispondo:

-Caro Alberto! Non hai pensato che, io non ho messo in palio nessuna posta , quindi non rischiando nulla, ho tentato di indovinare e mi è andata bene.

-Ma come hai fatto a sapere che avrei messo la data di nascita si mia moglie?

-Perché è consuetudine di tutti i babbascioni come te. Allora tu Amilcare:

-Alberto sei contento? desso la cassaforte ti è costata la cifra tonda di mille euro

Esperienza Infernale

Bereguardo 23 gennaio 2017

-Ermanno se qualcuno ci sente, pensa che noi ci siamo sempre dedicati a ridere e far ridere. Invece abbiamo affrontato anche tanti argomenti seri, abbiamo parlato della vita, della morte, dei sentimenti, abbiamo discusso sui colori dell’arcobaleno ecc. Ti ricordi, eh ti ricordi?

-No! Non mi ricordo, perché non è mai veramente successo, tu partivi, davi l’imput e poi ritiravi la mano.

-Per forza, già prima di a parlare, assumevi la faccia professorale e seriosa, ti raddrizzavi sulla sedia e ti guardavi in giro. Poi dopo una sosta riflessiva, partivi non solo esponendo ma anche pontificando. Così dopo un po mi scappava  da ridere ed in il tuo sacco di importanti cognizioni filosofiche, cadeva a terra con un grosso tonfo.

-Sì! Amilcare hai ragione, forse anche per questo eravamo più sereni e felici. Non infarcendoci di di discorsi noiosi, che non portavano a nulla di pratico.Non servivano perché avevamo una cognizione generale della vita molto simile, perciò i vari tentativi di discussione risultavano inutili. Conoscendo il tuo stato di salute, mi fermavo,quando mi accorgevo di toccare argomenti dolorosi che potevano ferirti. Ma anche in questi casi sembravi leggermi negli occhi e guardandomi con tenerezza, scoppiavi a ridere.

-Vedi Ermanno che non sei cambiato, per non dire nulla hai parlato tanto.

-Amilcare Vai al diavolo.

-No cazzo! Per fortuna sono riuscito a scapparne, sono stato riabilitato da poco.

Molto meravigliato gli chiedo:

-Ma no! Sei stato all’inferno, non ci credo è quasi impossibile! Non ti ho conosciuto come un peccatore, a meno che non hai combinato qualcosa di brutto che non è a mia conoscenza. Allora dai, raccontami come possa essere accaduto.

-Ermanno è successo, perché se noi vediamo qualcosa che non ci piace, ci crediamo in di intervenire in difesa di quello che riteniamo essere più debole. Siccome mi sono  messo a fare il sindacalista, un giudice spocchioso mi ha spedito per un po all’inferno. Per fortuna sono stato mandato in un posto, dove non ho sofferto, potevo muovermi, ma non c’era niente da fare, così mi sono annoiato tanto, ma veramente tanto.

-Dai! Adesso raccontami come è successo, non tenermi inutilmente sulle spine.

-Va bene, ti accontento. Come sai sono morto all’ora di pranzo, ma prima di averlo consumato. Pertanto quando entro nel cono di luce celestiale , ero piuttosto incazzato. Alla fine del percorso mi ritrovo in un salone molto grande. E’ pieno di persone morte in mattinata, le quali  devono sottoporsi al  giudizio,   per essere poi trasferiti al paradiso o all’inferno. Ci sono diversi sportelli, con angeli che giudicano, formulando delle domande già preventivamente preparate, se qualcuno non rientra  in questa selezione, viene condotto dal capoufficio, che provvede alla soluzione finale. Dunque ero arrivato penultimo in fila , guardavo l’angelo giudice brutto come la fame, che interrogava un vecchio. Questo aveva sugli ottant’anni, aveva appena finito di raccontare la sua vita , dedicata alla famiglia e alla patria. Aveva combattuto in Abissinia, aveva ammazzato dei nemici come da ordini ricevuti, era stato fatto prigioniero. Al suo ritorno in famiglia, aveva sposato sua cognata, che era rimasta vedova. Poi aveva messo al mondo dei figli, si era dedicato al lavoro e la domenica era sempre andato in chiesa. L’angelo brutto lo guarda con cattiveria e gli dice;

-Prendi l’uscita a sinistra, quella che porta all’inferno.

Avendo sentito il racconto del vecchio, mi indigno e dico:

-Ma come si permette  di mandare un povero vecchio all’inferno, le ha appena raccontato la sua vita esemplare.

-Tu! Amilcare, devi sapere che quì non siamo in democrazia  e per fartelo capire ti indico la strada per l’inferno. Non ci starai molto, ma quel tanto che basta per farti capire di pensare ai cazzi tuoi e non intrometterti. Comunque per soddisfare la tua curiosità ti spiego il motivo della mia decisione. Il tuo simpatico vecchietto , la terza volta che gli chiedo se ha omesso qualcosa di importante da raccontare mi dice di no, asserendo di essere sereno. Ha solo dimenticato di raccontarmi che, per impossessarsi della cognata, ha buttato nel pozzo, uccidendolo suo fratello in un  pozzo.

Sto zitto per un pò, rifletto sul suo racconto e dico:

-Caspita Amilcare, non pensavo che fossero così drastici e veloci, perbacco quasi peggio di una dittatura!

-Ermanno anch’io ho subito pensato la stessa cosa. Però poi ho capito che, se per prendere le  decisioni, dovessero comportarsi come i nostri governanti, ci sarebbero file lunghe parecchi anni. Forse è meglio  che continuiamo con le nostre cazzate, che sono semplici e divertenti.

 

le Prugne

Bereguardo 21 Gennaio 2017

La serata danzante in piazza volge al termine, noi stiamo sorseggiando l’ultimo bicchiere di vino e le nostre consorti leccano il cono di gelato. Vedo che stai fissando qualcosa e mi allineo al tuo sguardo cercando di capirne il motivo, notando il mio disappunto ti decidi e mi dici:

-Ermanno non noti nulla di interessante?

-Certo, vedo che ti diverti a prendermi in giro! E da tempo che cerco di individuare la fonte del tuo interessamento, però per quanto mi sforzi non ci riesco.

-Guarda di fronte, sull’altro lato della piazza, vedi quell’albero. Quello bello, grande e frondoso, con i rami che sporgono abbondantemente dal muro di cinta in cemento. Prima ballando, passandoci vicino ho notato che è pieno di prugne. Conoscendolo, allarmato rispondo:

-No! Amilcare, se stai pensando di rubare le prugne non mi trovi d’accordo. Dai quattro vecchi che si mettono a rubare le prugne come ragazzini, non è possibile. Anzi stai attento che le nostre donne non ti sentano. Come evocata mia moglie:

Ragazzi non so cosa vi sta scaldando tanto, ma io e Marta non abbiamo sonno, pertanto fatevi venire qualche idea, la serata è stata bella, però manca la ciliegina sulla torta.

-Amilcare eccoti un aiuto insperato! Le nostre signore rischiano di annoiarsi, pertanto esponi il tuo piano e buttiamoci a capofitto in questa ignobile impresa.

-Ermanno non essere tanto preoccupato, noi prenderemo solo quelle che sporgono dai rami sul suolo pubblico, sinceramente non so se questo costituisce un reato. Comunque ci conviene andar via e tornare fra una mezz’oretta quando avranno sbaraccato tutto e la piazza torna  deserta. Ci penso un po e chiedo:

-Va bene, ma dove andiamo?

-A casa tua! E’ la più vicina, penso che tutti sentiamo la necessità di fare una capatina in bagno, così da accostarci fisiologicamente preparati alla battaglia. Sulla strada valutiamo i procedimenti da adottare per l’esecuzione del piano. Non ci sono abitazioni che si affacciano sulla piazza, il municipio, alcuni uffici, due o tre negozi chiusi e un ristorante che sta già abbassando le saracinesche. Quindi da questo punto di vista, meno pericoloso di quanto ci si possa aspettare, il problema da risolvere è un altro. Il proprietario dell’albero, pensando a questa casualità, ha provveduto prima della fioritura a potare i rami più bassi.

-Amilcare, non mi sembra il caso di portarci dietro una scala, faremmo ridere i polli, pertanto dobbiamo escogitare un sistema per arrivare almeno a quelli più a portata di mano.

-Ermanno non ti preoccupare, non dobbiamo farci la scorta invernale, basta portarci un sacchetto del supermercato, anche se ne prendiamo poche, cosa ce ne frega!

Arriviamo in piazza , è completamente vuota. Solo il palco è rimasto in piedi e sarà smontato domani. Parcheggio sulla strada il più vicino possibile all’albero di prugne, Avevo pensato di utilizzare il tetto della macchina che ha due barre per il portapacchi, ma non è possibile, il marciapiedi è molto alto, Allora scendiamo dall’auto  e Amilcare ci illustra il suo piano:

-Ermanno adesso procediamo così! Io sto qui e tengo il sacchetto aperto, Marta che è alta ci fa cadere le prugne che le passa Anna. Naturalmente lei che è la più leggera sarà sulle tue forti spalle e la sosterrai per tutto il tempo necessario per riempire il sacchetto.

-Bravo Amilcare! Noto con piacere che ti sei addossata la parte più pericolosa e pesante.

-Ermanno, dai sono il più vecchio!

Guardandoci in giro con circospezione, ci accingiamo a passare all’azione. Poco dopo aver riempito più di mezzo sacchetto, si sente il ronzio di un motore in arrivo. Faccio scendere Anna , ci precipitiamo dentro l’auto, io al posto guida e mia moglie di fianco, tu nei sedili posteriori con Marta  che cominci ad abbracciare e baciare. Mi accingo a fare la stessa cosa, quando vedo dallo specchietto retrovisore due fari accesi sormontati da una luce blu intermittente, immediatamente dico:

-Amilcare! Cazzo! Sono i Carabinieri, adesso sono sorci verdi!

-Ermanno stai calmo! non ti preoccupare ci penso io, lascia fare a me. Marta molto preoccupata invoca:

-Dio ce ne scampi.

Mentre ci baciamo sentiamo un picchettìo sui vetri, mi giro e vedo un carabiniere che mi fa cenno di aprire, mentre un altro sta dietro con la mitraglietta in mano.

Buonasera, vogliate favorire i documenti della vettura e tutti i vostri personali. Dopo una decina di minuti, una telefonata fatta alla centrale  con riscontri per noi positivi,il graduato ci restituisce i documenti e commenta:

-Dagli indirizzi dei vostri documenti, risulta che siete due coppie adulte.Sarei proprio curioso di conoscere il motivo delle vostre smancerie in luoghi pubblici. Poi guardandomi mi chiede:

-Presso il nostro comando di zona, presta servizio un militare che porta il suo stesso cognome non comune, è per caso un suo parente?

-Sì, è mio figlio.

-Vi consiglio di rientrare nelle vostre abitazioni, di notte questi luoghi non sono proprio rispettabili.

-Grazie e buonasera.

-Buonasera.

Evidentemente risollevato, ridendo mi dici:

-Hai visto Ermanno, che bella serata all’adrenalina che abbiamo passata, adesso sì che possiamo andare a dormire tranquilli.

-Certamente tu sì! Ma siccome subito si saprà , cosa cazzo racconto a mio figlio Roberto, il carabiniere.

-Dormi tranquillo, il sonno porta consiglio.

 

il Prosciutto toscano

Bereguardo 20 gennaio 2017

Una coppia di nostri amici conosciuti in tempi lontani come vicini di casa si sono trasferiti in centro città. Sono persone minute di statura ma grandi di cuore . Lui Paolo milanese doc, lei Qfelia meridionale. Un giorno ci siamo incontrati in una festa paesana noi quattro e loro due. Per farla breve, dopo la passeggiata siamo andati a pranzo a casa mia. In questa occasione Ofelia parla con le nostre mogli Anna e Marta e ricambia l’invi to, anche per farci vedere come si sono sistemati nella nuova casa. Così la domenica successiva ci troviamo a casa mia, per andare in città con una sola auto, sperando di trovare un buco di parcheggio. Naturalmente strada facendo le nostre amabili consorti ci rammentano di non fare come al solito i coglioni e di comportarci bene, evitando di fare le solite brutte figure. Noi due ci guardiamo sornioni e rispondiamo:

-Sissignore!

Ci vengono ad aprire insieme, si vede che sono sorridenti e  felici, ci fanno accomodare in salotto e ci servono gli aperitivi, con stuzzichini fantasiosi fatti in casa. Ci rechiamo in sala da pranzo e chiacchierando allegramente, consumiamo l’ottima cena che ci ha preparato Ofelia. I nostri amici non sono persone che mangiano molto, inoltre non utilizzano spezie piccanti, quindi vanno sempre sul delicato. Paolo conoscendomi a un certo punto mi dice:

-Senti Ermanno, giù in cantina ho appeso un prosciutto crudo. Me lo ha regalato quasi un paio di anni fa un mio cliente di Arezzo, non sappiamo in che condizioni sia, ma questa mi sembra l’occasione giusta per assaggiarlo, cosa ne dici?

-Paolo mi sembra una eccellente idea.

-Allora, aspetta che prendo le chiavi e scendiamo in cantina  a prenderlo.

Noi ci guardiamo e con tono cospiratorio, tu Amilcare mi dici:

-Ermanno, se è un prosciutto aretino ci sorprenderà, cerchiamo di approfittare dell’occasione, tanto loro non lo mangiano nemmeno. Figuriamoci con tutto il sale, il pepe e la sugna con la  quale sarà spalmato, Ofelia se  lo guarda rabbrividisce.

Ci rechiamo in cantina, Paolo apre accende la luce e noi due rimaniamo a bocca aperta. Davanti a noi, appeso a un gancio uno dei prosciutti più grandi che io abbia mai visto, peserà sui venti/venticinque chili. Lo stacchiamo e portiamo su in casa, lo depositiamo sul banco della cucina, e chiedo:

-Paolo se un cliente ti ha regalato un prosciutto così grande, devi avergli fatto un grosso favore.

-Sì Ermanno, gli ho fatto risparmiare una bella cifra in una transazione commerciale.

-Paolo ma da quanto tempo ce l’hai appeso in cantina?

-Di preciso non lo so, però penso da quasi un paio di anni.

Interviene Ofelia che guarda il prosciutto da lontano, senza avvicinarsi:

-Ermanno, sai quante volte a Paolo gli ho detto di prenderlo, tagliarlo a pezzi e darlo ai miei parenti e a  quel rompiballe di suo cugino che me lo ha già chiesto due volte. Poi a me vederlo sul piano della cucina mi infastidisce parecchio.

In questo momento, caro Amilcare ne approfitti per rifilarmi una pedata negli stinchi dicendomi:

-Ermanno, prima di procedere a tagliarlo , sporcando dappertutto e facendo un casino della madonna, non sarebbe il casi di accertarsi se è ancora buono?

Interviene di nuovo Ofelia molto interessata:

-Perché si riesce a controllarne la qualità senza tagliarlo?

Pazientemente le rispondo:

-Sì! Cara Ofelia, c’è un sistema antico come il mondo. Se hai uno di quei spiedini di legno, quelli un po più grandi degli stuzzicadenti te lo dimostro subito. Paolo apre un cassetto e mi porge il legnetto, con molta delicatezza lo infilo nella carne, lo rigiro, lo sfilo e lo annuso facendo una faccia perplessa . Lo rinfilo ripetendo l’operazione, poi te lo passo da annusare, una volta fatto me lo restituisci dicendomi:

-Ermanno! Mamma mia che odoraccio, questo è veramente andato a male ! Che sfortuna un prosciutto così bello, sarà da buttare via.

Prendo di nuovo lo spiedino lo rinfilo ancora nella carne e lo porgo a Ofelia:

-Tho! Annusa anche tu, dimmi il tuo parere.

Non lo fa e  allontanandosi disgustata, si rivolge in tono sostenuto al marito :

-Lo sapevo che sarebbe finita così! Adesso ho pure il problema dello smaltimento, nei sacchetti dell’umido non ci sta e se lo tagliamo a pezzi, riempiamo la casa di un nauseabondo fetore.

Ammiccandomi intervieni e rivolgendoti a Ofelia le dici:

-Non ti preoccupare, quando andremo via ce lo porteremo con noi. Domattina lo porterò a un mio amico contadino che lo sotterrerà , trasformandolo in concime.

Terminata la cena dopo il caffè, l’ammazza caffè e le quattro chiacchiere di prammatica, togliamo le tende. Dopo i saluti ci incamminiamo fino al parcheggio e sforzandoci, ci passavamo il prosciutto alternativamente.

Intanto Marta ne approfitta per dimostrarci con delicatezza il suo disappunto:

-Certo che siete dei bei furbi! Ve lo avevamo raccomandato di non fare i cretini. Ma con voi è come parlare con il muro, sono proprio curiosa di vedere a quale contadino lo porterete e se verrete mandati a quel paese.

Arrivati in macchina accompagnati dai rimbrotti delle nostre signore, depositiamo nel portabagagli il prosciutto e dopo essere saliti e chiuse le portiere, scoppiamo a ridere a crepapelle. Al che, voi due ci guardate con un grosso punto interrogativo, vi scambiate le occhiate e Anna dice:

-Ragazzi o il vino vi ha dato alla testa e state rincoglionendo del tutto, oppure…mi viene un dubbio…che il prosciutto sia buono.

Risposta unisona:

-Non è buono, è ottimo!

 

 

fuga dall’Amore

Bereguardo 18 gennaio 2017

Il lunedì il locale è chiuso per riposo, quando arrivo  trovo il piazzale con le luci spente, le persiane abbassate e il portone chiuso. Poco dopo si apre e Clotilde mi viene incontro a salutarmi, mi da di sfuggita un bacio sulla guancia. Dice che mi ha aperto prima che suonassi perché ha riconosciuto il rumore del motore della mia auto.

Rifletto su questo particolare che mi mette in allarme, riconosce il rumore del motore, penso che forse è giunto il momento di farle un elenco dei miei difetti. Ma non servirà se è tornato il marito, la nostra storia dovrà considerarsi chiusa. Questo pensiero mi infastidisce molto, però è questa la realtà dei fatti.

Il tavolo è apparecchiato per tre, mi avvicino, Clotilde mi presenta suo marito Lorenzo. E’ un uomo della mia età, alto, magro dai lineamenti fini , un viso sorridente ma dall’aspetto triste, probabilmente i postumi della lunga degenza in ospedale. Capisco che questo incontro è stato voluto e adesso ne aspetto il seguito con una certa preoccupazione, infatti Lorenzo attacca a parlare e rivolgendosi a me:

-Andrea si nota che sei una persona intelligente  e colta, il tuo modo di esprimerti affascina e denota una notevole forza morale e con le idee ben chiare sul da farsi.

-Lorenzo ti ringrazio  per il tono confidenziale, ti dico subito che, indipendentemente dalle cose che diremo, mi hai fatto un’ottima impressione, pertanto non prevedo che tra noi possano venirsi a creare crepe o frizioni se non in cattiva fede.

Mi guarda  e mi sorride, noto che le mie parole lo  hanno in qualche modo tranquillizzato, me ne compiaccio mentre lui,con molta calma attacca a parlarmi:

-Clotilde ed io ci siamo sposati per amore, non mi vergogno a dire che la prima volta lo è stato per tutti e due. I primi tempi del nostro menage sono stati bellissimi e passavamo il tempo libero facendo progetti per il nostro avvenire. Purtroppo il destino o chi per esso, ha deciso che i nostri sogni non si avverassero e mo rendo conto che adesso è troppo tardi. Mia moglie mi ha seguito in questa lunga malattia con dedizione coraggio e abnegazione. Abbiamo pianto insieme molte lacrime amare, lei non si è mai lamentata, ha sempre cercato di incoraggiarmi sorridendomi , anche quando le spuntavano le lacrime per la disperazione. Adesso è giunto il momento che anche lei, si goda momenti di felicità tornando ad essere la ragazza spigliata che ho conosciuta. La ragazza che correva in mezzo ai prati in cerca di more, che voleva ballare in tutte le feste paesane,che mi correva incontro e mi abbracciava quando tornavo dal lavoro. Io non posso più accudirla come merita e la condannerei all’infelicità per sempre. Mi sono accorto che Clotilde ti ama, anzi ti deve amare pazzamente. Senza accorgersene mi parla sempre più spesso di te, del tuo coraggio e delle tue frequentazioni femminili. E in queste occasioni mi accorgo che le luccicano gli occhi con punte di evidente gelosia. Oggi ho parlato con lei, le ho detto che l’avrei lasciata libera da ogni impegno  nei miei confronti concedendole il divorzio. Adesso indipendentemente da quello che tu mi dirai, fra mezz’ora passerà a prendermi  mio cugino e sparirò dalla vita di Clotilde, se vuoi puoi definirla una fuga dall’amore. Tutta questa pappardella l’ho snocciolata solo per chiederti se tu ricambi il suo amore e in caso positivo ti impegni a renderla felice…

Sono commosso dalle parole di questo grande uomo, Clotilde corre ad abbracciarlo, sono imbambolato non so cosa fare o cosa dire. Rifletto sul comportamento di questa ragazza coraggiosa, anche se ho l’impressione che mi voglia imporre il suo amore. Ma lo fa sempre con discrezione, in più di una occasione mi ha dimostrato con  fatti e non parole  la sua completa dedizione, allora li guardo e prometto  a Lorenzo:

-Sì, lo farò.

 

Una…in cerca di lavoro

Bereguardo 17 gennaio 2017

Oggi, alle dieci e trenta di una splendida giornata primaverile, quando tutti sono al lavoro, io spolvero e lucido la mia moto.In previsione della prima escursione in montagna sulle Alpi, da svolgersi sabato e domenica. All’improvviso una bella ragazza , mora in jeans e maglietta , si avvicina al cancello, scende dalla bici, mi guarda sorride e:

-Buongiorno, è qui che abita il signor Orsini, Andrea Orsini?

La guardo e pensando a una venditrice di qualcosa scortesemente le rispondo:

-Buongiorno a lei! Perché non prova a leggere la targa di ottone che, è posta sotto il suo naso? Comunque sì abita qui , perché vuole parlarci?

La donna visibilmente arrabbiata mi risponde acidamente:

-Grazie per la gentilezza e cortesia ! Si voglio parlare con lui, ma di quello che gli dirò sono cazzi miei

Comincio a divertirmi e con faccia burbera:

-Allora suoni il campanello e se c’è le aprirà il cancello.

Intanto che le dico questo mi avvio verso la casa ed entro in ufficio, il campanello sta squillando per la terza volta. Allora stravaccandomi sulla poltrona, schiaccio il tasto dell’apertura elettrica. La donna indispettita si avvia verso la porta d’ingresso, entra si ferma in un piccolo atrio con porta ombrelli e attaccapanni. Sulla parete di destra una porta chiusa anonima, a sinistra una che riporta sul vetro smerigliato, la scritta in caratteri dorati “Studio Investigativo Andrea Orsini”. Allora , lei bussa con le nocche e una voce la invita a entrare. Vedendomi seduto dietro la scrivania si blocca e sbotta:

-Che razza di scherzo idiota  è questo?

Con il mio sorriso più accattivante cerco di rabbonirla:

-Cara ragazza, sono io l’investigatore, si accomodi e si tranquillizzi, posso offrirle qualcosa da bere?

-Mi guarda con sospetto e sedendosi:

-No Grazie!  E’troppo presto per cominciare a bere.

La osservo bene, è veramente bella, con la punta delle labbra all’insù trasmette una immediata simpatia, allora delicatamente:

-Se vuole può accennarmi il motivo della sua visita, cercherò in tutti i modi di aiutarla.

-Si! Penso che lo possa fare, cerco lavoro.

Rimango stupefatto , la guardo e le rispondo:

-Guardi signorina che questo è uno studio investigativo e non un’agenzia interinale. Quella, se vuole, la trova duecento metri più avanti sulla sinistra. Però non capisco come possa essersi sbagliata.

Agitandosi sulla poltroncina in cerca di sistemazione:

-No, non ho sbagliato! Cercavo proprio lei, voglio fare l’investigatrice.

Rimango sbigottito e penso di avere assunto una faccia  da rincoglionito:

-No, non posso crederci! Mi chiedo chi, possa essere quel matto che l’ha indirizzata a me.

-E’ stato Marco Rota , un ufficiale dei Carabinieri mio amico, solo che appena pronunciato il tuo nome è scoppiato in una bella risata, però non ha voluto specificarmene il motivo. Allora siccome io soffro di masochismo , mi sono voluta accertare che, quanto avevo subodorato corrispondesse al vero e così è stato.

Mi stavo incazzando di brutto, senza riflettere e sull’onda dell’indignazione:

-Senti colombella, lo sai che mi hai rotto i coglioni? Non so nemmeno come ti chiami e vieni qui a sparare sentenze,siccome non ti ho cercata, puoi riprendere la via del ritorno.

Detto questo mi alzo, mi avvicino alla porta e la apro invitandola a uscire, lei mi guarda e non sollevando il sedere dalla sedia, mi sorride dicendomi:

-Noto con piacere che abbiamo rotto il ghiaccio e siamo passatoi al tu, rivelando in pieno la tua mancanza di tatto. Adesso comincio a convincermi che   tutta le cose negative che si raccontano sul tuo conto corrispondono a verità.

Richiudo la porta, torno a sedermi e guardandola  attentamente negli occhi:

-Non nego di essere perplesso, comunque se lo scherzo è finito, vorrei conoscere il motivo di questa pagliacciata, prometto di farti parlare senza interromperti.

Lei accavallando le lunghe gambe e fissandomi a sua volta riesce a indispettirmi ancora di più dicendo:

-Caro Andrea, lo sai cosa si mormora in giro di te e del tuo operato? Si dice che lavori per hobby e per questo motivo lo svolgi male, quasi con sopportazione. Inoltre tendi a muoverti come un carro armato, facendo finire in rissa delle semplici discussioni. Praticamente ti muovi usando più le mani che il cervello. Basta guardarsi in giro in questo ufficio per vedere la pochezza che ti circonda. Sono convinta che, se dovesse passare qui un cliente danaroso, proprio quello che rende di più, scapperebbe via a gambe levate.

Approfitto del momento di sosta che deve fare per respirare e intervengo:

-Sono molto gratificato del tuo prezioso giudizio non richiesto. Allora presumo, che vorresti essere assunta per portarmi sulla giusta via, cambiando faccia al mio studio rendendolo moderno e attivo, vero?

-Ma sei matto? Ho detto che cerco lavoro, ma non vorrei essere assolutamente alle tue dipendenze. Piuttosto se tu mi cedessi gratuitamente le quote, potrei accettare di fare la socia al cinquanta per cento, niente di più e niente di meno.

La guardo, ammiro la sua arroganza e cerco di stare al suo gioco, allora:

-Brava, molto interessante, però devi sapere che i muri sono di mia proprietà e non ho nessuna intenzione di regalarli. Comunque non vedo quale potrebbe essere il tuo apporto positivo,non ci sarebbe la possibilità di mettere i piedi sotto la scrivania aspettando che, arrivi l’ora della chiusura per tornarsene a casa felice

-Caro Andrea sono sicura che funzionerebbe! Sono bella, acculturata, ho studiato cinema e teatro , sono capace di assumere personalità molto diverse fra loro. Sono libera, mi tengo in forma con il ballo e l’uso della bicicletta. Non ho impegni che possano ridurre la mia disponibilità e cosa senza importanza sono piuttosto ricca.

Sono sbalordito dalle sue parole. E’ molto convincente, tutto sommato non vedo a quali  rischi andrei incontro nell’accettare la sua proposta, specialmente se non mi assilla con i soldi visto che ne ha.

Penso che sia una delle belle donne ricche e annoiate, che cercano l’avventura per dare un senso alla  loro vita vuota, allora le propongo…

 

Stralcio dal libro “Il caso Villoresi”