il Prosciutto toscano

Bereguardo 20 gennaio 2017

Una coppia di nostri amici conosciuti in tempi lontani come vicini di casa si sono trasferiti in centro città. Sono persone minute di statura ma grandi di cuore . Lui Paolo milanese doc, lei Qfelia meridionale. Un giorno ci siamo incontrati in una festa paesana noi quattro e loro due. Per farla breve, dopo la passeggiata siamo andati a pranzo a casa mia. In questa occasione Ofelia parla con le nostre mogli Anna e Marta e ricambia l’invi to, anche per farci vedere come si sono sistemati nella nuova casa. Così la domenica successiva ci troviamo a casa mia, per andare in città con una sola auto, sperando di trovare un buco di parcheggio. Naturalmente strada facendo le nostre amabili consorti ci rammentano di non fare come al solito i coglioni e di comportarci bene, evitando di fare le solite brutte figure. Noi due ci guardiamo sornioni e rispondiamo:

-Sissignore!

Ci vengono ad aprire insieme, si vede che sono sorridenti e  felici, ci fanno accomodare in salotto e ci servono gli aperitivi, con stuzzichini fantasiosi fatti in casa. Ci rechiamo in sala da pranzo e chiacchierando allegramente, consumiamo l’ottima cena che ci ha preparato Ofelia. I nostri amici non sono persone che mangiano molto, inoltre non utilizzano spezie piccanti, quindi vanno sempre sul delicato. Paolo conoscendomi a un certo punto mi dice:

-Senti Ermanno, giù in cantina ho appeso un prosciutto crudo. Me lo ha regalato quasi un paio di anni fa un mio cliente di Arezzo, non sappiamo in che condizioni sia, ma questa mi sembra l’occasione giusta per assaggiarlo, cosa ne dici?

-Paolo mi sembra una eccellente idea.

-Allora, aspetta che prendo le chiavi e scendiamo in cantina  a prenderlo.

Noi ci guardiamo e con tono cospiratorio, tu Amilcare mi dici:

-Ermanno, se è un prosciutto aretino ci sorprenderà, cerchiamo di approfittare dell’occasione, tanto loro non lo mangiano nemmeno. Figuriamoci con tutto il sale, il pepe e la sugna con la  quale sarà spalmato, Ofelia se  lo guarda rabbrividisce.

Ci rechiamo in cantina, Paolo apre accende la luce e noi due rimaniamo a bocca aperta. Davanti a noi, appeso a un gancio uno dei prosciutti più grandi che io abbia mai visto, peserà sui venti/venticinque chili. Lo stacchiamo e portiamo su in casa, lo depositiamo sul banco della cucina, e chiedo:

-Paolo se un cliente ti ha regalato un prosciutto così grande, devi avergli fatto un grosso favore.

-Sì Ermanno, gli ho fatto risparmiare una bella cifra in una transazione commerciale.

-Paolo ma da quanto tempo ce l’hai appeso in cantina?

-Di preciso non lo so, però penso da quasi un paio di anni.

Interviene Ofelia che guarda il prosciutto da lontano, senza avvicinarsi:

-Ermanno, sai quante volte a Paolo gli ho detto di prenderlo, tagliarlo a pezzi e darlo ai miei parenti e a  quel rompiballe di suo cugino che me lo ha già chiesto due volte. Poi a me vederlo sul piano della cucina mi infastidisce parecchio.

In questo momento, caro Amilcare ne approfitti per rifilarmi una pedata negli stinchi dicendomi:

-Ermanno, prima di procedere a tagliarlo , sporcando dappertutto e facendo un casino della madonna, non sarebbe il casi di accertarsi se è ancora buono?

Interviene di nuovo Ofelia molto interessata:

-Perché si riesce a controllarne la qualità senza tagliarlo?

Pazientemente le rispondo:

-Sì! Cara Ofelia, c’è un sistema antico come il mondo. Se hai uno di quei spiedini di legno, quelli un po più grandi degli stuzzicadenti te lo dimostro subito. Paolo apre un cassetto e mi porge il legnetto, con molta delicatezza lo infilo nella carne, lo rigiro, lo sfilo e lo annuso facendo una faccia perplessa . Lo rinfilo ripetendo l’operazione, poi te lo passo da annusare, una volta fatto me lo restituisci dicendomi:

-Ermanno! Mamma mia che odoraccio, questo è veramente andato a male ! Che sfortuna un prosciutto così bello, sarà da buttare via.

Prendo di nuovo lo spiedino lo rinfilo ancora nella carne e lo porgo a Ofelia:

-Tho! Annusa anche tu, dimmi il tuo parere.

Non lo fa e  allontanandosi disgustata, si rivolge in tono sostenuto al marito :

-Lo sapevo che sarebbe finita così! Adesso ho pure il problema dello smaltimento, nei sacchetti dell’umido non ci sta e se lo tagliamo a pezzi, riempiamo la casa di un nauseabondo fetore.

Ammiccandomi intervieni e rivolgendoti a Ofelia le dici:

-Non ti preoccupare, quando andremo via ce lo porteremo con noi. Domattina lo porterò a un mio amico contadino che lo sotterrerà , trasformandolo in concime.

Terminata la cena dopo il caffè, l’ammazza caffè e le quattro chiacchiere di prammatica, togliamo le tende. Dopo i saluti ci incamminiamo fino al parcheggio e sforzandoci, ci passavamo il prosciutto alternativamente.

Intanto Marta ne approfitta per dimostrarci con delicatezza il suo disappunto:

-Certo che siete dei bei furbi! Ve lo avevamo raccomandato di non fare i cretini. Ma con voi è come parlare con il muro, sono proprio curiosa di vedere a quale contadino lo porterete e se verrete mandati a quel paese.

Arrivati in macchina accompagnati dai rimbrotti delle nostre signore, depositiamo nel portabagagli il prosciutto e dopo essere saliti e chiuse le portiere, scoppiamo a ridere a crepapelle. Al che, voi due ci guardate con un grosso punto interrogativo, vi scambiate le occhiate e Anna dice:

-Ragazzi o il vino vi ha dato alla testa e state rincoglionendo del tutto, oppure…mi viene un dubbio…che il prosciutto sia buono.

Risposta unisona:

-Non è buono, è ottimo!

 

 

Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

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