oggi…settant’anni

Bereguardo 6 Aprile 2017

Sono nato una decina di mesi circa dopo la nostra Repubblica e devo constatare che ne ho seguito  fedelmente l’evoluzione, la nascita, la crescita, la decadenza. adesso bisogna cambiare rotta, la mia è impossibile mentre l’altra auspicabile. Sono nato nel dopoguerra in un paese a novecento metri di altezza che spuntava come un fungo, in una vallata semicircolare con le montagne intorno che lo superavano abbondantemente, visto dall’alto deve sembrare un clitoride.

La mia famiglia allora era considerata di ceto medio, perché avevamo una bella casa e mia madre faceva la fornaia, quindi non ho mai sofferto la fame, anche se non ho mai mangiato il pane fresco perché si riutilizzava l’invenduto che poi come terzo passaggio finiva ai polli o al maiale. Ciononostante vivevamo alla grande, io frequentavo la sartoria e il calzolaio, tutto quello che potevamo mettere sotto i denti era assolutamente biologico. Nella festa del paese sfoggiavo la mia eleganza con i vestiti rifatti con quelli che mi mandava mio fratello da Milano e le scarpe triennali fatte dal calzolaio.  Le scarpe triennali erano fatte esclusivamente in cuoio, terminavano sopra le caviglie, per proteggersi da slogature, anche le stringhe erano erano dello stesso materiale. Per proteggerle dal consumo erano prodotte inserendo nel bordo una fila di chiodi a testa grossa e zigrinati,( per farci capire), come se fossero grosse punte da disegno, si chiamavano “centrelle” invece nel tacco si inseriva  un  ferro di cavallo. Essendo una piccola opera d’arte era destinata a durare nel tempo, pertanto quando il calzolaio le costruiva le faceva in modo tale che il primo anno ti venissero larghe, il secondo giuste, e il terzo strette, comunque al terzo anno la loro vita veniva riciclata dai meno abbienti. Non esistevano elettrodomestici ne sistemi audio visivi. L’unico strumento musicale che sentivi era la trombetta del banditore, il quale era il detentore di  tutto il sistema pubblicitario della zona. Oppure l’organino nelle grandi feste e ricorrenze che finivano sempre in solenni ubriacature ma esclusivamente di vino biologico. D’inverno la situazione si faceva più precaria per le sfavorevoli condizioni atmosferiche, nevicava di brutto, veniva a mancare quasi sempre l’energia elettrica a 110 volt, non c’erano fognature, non c’era l’acqua corrente e si usavano ancora le lampade ad olio, perché le candele costavano troppe o bisognava dedicarle al signore, rovinando le opere d’arte contenute nelle chiese. Durante le notti di tormenta i lupi si aggiravano in paese, noi ragazzini il giorno successivo lo scoprivamo, perché lasciano un solo solco per terra e non due come farebbe il cane. Adesso sono protetti ma nel 1956/7 mi pare di ricordare che avevano una taglia sulla loro testa, anche molto alta per quei tempi seimila lire per un maschio e ottomila per la femmina. Tornando a me, ho cominciato a lavorare a quattro mesi e da allora non ho mai smesso. La mia prima attività è stata di fare lo spaventapasseri al grano messo ad asciugare, infasciato solo con le braccina fuori mi agitavo facendoli scappare, quando poi strillavo erano tutti più felici perché non si avvicinavano nemmeno i corvi. Nella vita mi hanno sempre accompagnato due parole il verbo fare, infatti non conosco la noia e sono riuscito quasi sempre ad ottenere quello che volevo. E la fretta che mi ha sempre rovinata l’esistenza mia e di quelli che mi stanno intorno e devono sopportarmi. Le uniche azioni che ho compiute senza rimaneggiamenti sono state quelle di dare l’imput per mettere al mondo tre figli. Voglio chiudere questa lunga tiritera che ha rotto a tutti con un consiglio”Quando avete voglia di fare qualcosa, se non ferite altre persone , Fatelo” Comunque vadano le cose tu hai tentato, pare un paradosso, ma in questi casi anche l’insuccesso può gratificare (mah forse sono masochista). Sono convinto che una delle parole più deleterie per l’animo umano siano il Rimpianto. Guardandoti allo specchio ti senti un pò vigliacco verso te stesso, conduce all’invidia e alla gelosia e alla lunga ti accorgerai di guardare sempre più per terra. Cazzo che gufo.  buona giornata

 

 

Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

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