Le nostre…Armi (due)

Le MICIDIALI: L’arma più pericolosa  era quella che facevamo con le stecche d’acciaio dell’ombrello. Bastava una sola stecca e una sezione di spago fine( quello che si usa per l’arrosto ). Non spiego il procedimento di costruzione per via dei (segreti militari) ma basta sapere che con l’arco si può prendere la mira e quando […]

Le MICIDIALI: L’arma più pericolosa  era quella che facevamo con le stecche d’acciaio dell’ombrello. Bastava una sola stecca e una sezione di spago fine( quello che si usa per l’arrosto ). Non spiego il procedimento di costruzione per via dei (segreti militari) ma basta sapere che con l’arco si può prendere la mira e quando lo utilizzavamo, da una decina di metri la freccia penetrava in un albero di pioppo fino a cinque/sei centimetri.

Le INVISIBILI: La denominazione è impropria, ma a quei tempi era quella che si notava di meno o se preferite si riusciva a nascondere meglio, bastava infilarla nei pantaloni. Non vorrei sembrare presuntuoso ma al mio paese con quelle modalità ne sono stato l’ideatore.   Correva l’anno 1957 mio fratello si stava costruendo la casa nuova è novità per allora era far passare l’impianto elettrico all’interno dei muri. All’uopo arrivarono le canaline plastificate. Un giorno ne avanzò una sezione di una quarantina di centimetri allora mi inventai la “cerbottana” di nuovo tipo. Con un pezzo di giornale feci un bussolotto lo appiccicai con una bella leccata di lingua (Che mi ci lasciò su un annuncio pubblicitario) e  sulla punta ci feci scivolare un bel chiodo, ci soffiai  dentro e il risultato superò le mie aspettative. Poi coinvolgendo mio nipote Emilio e altri compagni ne decretammo l’uso.

Vale la pena raccontare il primo e unico uso offensivo che ne ho fatto. A quei tempi le maestre picchiavano e la mia doveva essere anche un pò sadica. Un giorno chiedendomi spiegazione di una mia assenza (ero andato in un paese vicino con mio padre) alla sua domanda rivoltami (con me all’inpiedi e sull’attenti) “dove sei stato ieri?” Io prontamente ho risposto”Ho andato a…” non finisco la frase, mi arriva un manrovescio da scalzarmi la mascella, una sberla così forte non me l’aveva mai data neanche mia madre, che menava di brutto. Dev’essere stata la prima e ultima volta che ho provato odio verso un mio simile, allora decisi di vendicarmi, utilizzandola mia famosa arma. La mia maestra, come tutti in paese, aveva un pollaio dove dominava un grosso gallo molto fiero del suo harem. Un giorno mi acquattai li vicino ed appena lui arrivò a segno lo colpii con tutta la forza che avevo nei polmoni, il mio proiettile lo becco sotto un’ala. Lui per reazione spiccò un salto saltando la recinzione e starnazzando? si riversò nelle vie del paese.  Il bussolotto per fortuna trattenuto solo dallo sputo si sciolse subito, il gallo andò a morire vicino alla locanda di un mio zio. Il giorno dopo fu aperta un’inchiesta che coinvolse tutto il paese, un giuda per l’assegnazione di un voto migliore mi tradì. Mia madre dopo avermele suonate di santa ragione riscatto il debito con pane e focaccia.

Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: