l’Addio

3 Febbraio 2018

…ha sempre accreditato generose somme di denaro sul nostro conto e non ci ha mai fatto mancare nulla. Quando tornava, sempre più raramente, abbracciata a lui sul divano, ascoltavo estasiata le interessanti storie che per vari motivi, non potevano comparire nei suoi articoli.

Un sabato mattina di un anno fa, mi annuncia il suo arrivo in serata all’aeroporto della Malpensa, felicissima non stavo più nella pelle. Chiamo i miei  due figli e li incarico di andare a prendere papà alla Malpensa e poi una volta a casa di sparire di circolazione. Non dico niente neanche ai miei genitori, lo avrebbero salutato l’indomani.

Allora mi arrabatto tutto il pomeriggio intorno ai fornelli, preparando i manicaretti che più lo entusiasmano. Apparecchio per due con la tovaglia ricamata  e le posate d’argento, piatti di Capodimonte e calici di cristallo veneziani. senza far mancare il candelabro del settecento con due candele rosse.

In camera da letto metto le lenzuola di seta, poi mi sciolgo i lunghi capelli, mi faccio un trucco delicato e indosso una lunga e larga vestaglia bianca.

Il mio intento è di apparirgli con un aspetto virgineo, quello non di una moglie , ma di una sirena che esce dalle onde del mare. Fremo in quella, che mi sembra una lunghissima attesa, pregustando le sue preziose e languide carezze sul mio corpo. Nell’attesa di assaporare i suoi coinvolgenti baci, che mi facevano impazzire fin da ragazzina.

Dopo un tempo interminabile, che trascorro avanti e indietro dalla finestra stropicciandomi le mani, sento che si apre la porta e Lui entra. Non gli corro incontro, rimango ferma all’in piedi vicino al tavolo, con le candele accese.

Voglio che mi veda, come se fossi un’apparizione, quello di una donna, che aspetta il ritorno del suo amato, di una Penelope liberata dai Proci e disponibile. Alfredo si avvicina, posa la valigia e mi abbraccia baciandomi sulle guance.

Avverto immediatamente una nota stonata,molto stonata, come mai non si è precipitato ad abbracciarmi come speravo? E poi cosa vuol dire , che n mi bacia sulle guance? Facendo finta di niente gli chiedo come sta e lo invito a sedersi  a tavola. Lui si guarda in giro, non è stupido si rende perfettamente conto dei miei accorti preparativi e mi dice:

-Mi dispiace Adalgisa non ho fame,ho mangiato in aereo e sono molto stanco.

-Sbigottita e delusa, riesco a malapena riuscire ba biascicare:

Mi dispiace …caro, ho preparato tutto con tanto amore…comunque se vuoi, ti accompagno in bagno e ti aiuto a farne uno rilassante che ti ritempri.

-No Adalgisa, adesso vado a farmi una doccia e poi dovrei parlarti.

-Non dice altro, va a prendere la sua valigia e si reca in camera, dopo un pò, va in bagno e sento scorrere l’acqua della doccia.

Sono annichilita, guardo la tavola imbandita, non ho fame, anzi mi vien voglia di vomitare, allora mi siedo, apro la bottiglia di pinot grigio e mi verso un bicchiere di vino.  Mentre lo sorseggio, rifletto aspettandomi il peggio, che purtroppo non tarda ad arrivare.

Alfredo arriva in accappatoio, mi si siede di fronte e congiungendo le mani unite mi guarda negli occhi e senza sorridere mi dice:

-Adalgisa, so che in questo momento ti do un grosso dispiacere, purtroppo non posso farne a meno, me lo impone la mia correttezza e il rispetto reciproco, che ci ha accomunati in tanti anni, il grande amore che ci ha uniti e i nostri due splendidi figli. Allora dev…

-Alt, fermo là! Stai dicendo che stai per lasciarmi?

-Adalgisa ti prego, non prenderla così, sono cose che succedono tutti i giorni, anche un amore come il nostro, può finire incontrandone un altro. Adesso ti prego di non farne una tragedia e se vuoi possiamo riparlarne domattina.

Mi alzo di scatto, arrabbiatissima e delusa gli chiedo:

-Chi è? La conosco?

Mi guarda dal basso in alto, ci pensa un po e mi risponde:

-Nò! E’ la mia segretaria e traduttrice, nata in Giappone da genitori Italiani, residenti in quello stato dal dopoguerra. Stiamo insieme da qualche mese e se sono tornato è proprio per parlarti di questo. Tra l’altro ho ricevute alcune vantaggiose proposte di lavoro da altri committenti, pertanto abbiamo deciso, che sarebbe preferibile, che mi stabilissi definitivamente lì.

Ho voglia di ucciderlo, poi penso che non ne valga la pena, sollevo un bordo della tovaglia e gli rovescia tutto addosso. Poi vado in camera, mi strappo la vestaglia di dosso e indossando un paio di jeans con camicetta e giacca, mi dirigo verso la porta e…

stralcio dal libro di prossima pubblicazione

“la Locanda di mia Moglie”

 

 

 

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Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

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