Arturo e Rita

…lo osservavo in silenzio, aspettandomi già quello che mi avrebbe poi detto, il suo volto sembrava un enorme punto interrogativo alla ricerca dell’arca perduta. Intuivo le sue elucubrazioni mentali dalle movenze facciali e mi aspettavo una bella e lunga dichiarazione d’amore, in pura lingua gutturale e incomprensibile, il bergamasco. Rita si ferma non terminando la frase, mi guarda e si mette a ridere.

La guardo sorrido anch’io e le chiedo:

-Allora come è finita? Quale è stata la dichiarazione di Arturo?

-Ti amo.

-E poi? Dai Rita non tenermi sulle spine.

-Poi basta, ti amo e basta, non ha detto più niente.

-E tu come hai risposto a questo laconico messaggio?

-Anch’io.

-Cara Rita noto che avete esposto in maniera succinta e determinante i vostri sentimenti, spero che il seguito sia un po’ più diciamo così…romantico.

-Sì Ermanno! Forse non si aspettava il mio consenso, allora mi abbraccia, mi bacia sulle labbra piuttosto violentemente, poi risale in bicicletta e si avvia verso casa. Rimango sbigottita, lo seguo per un po’ in silenzio, poi sbotto e gli chiedo se ho fatto o detto qualcosa che lo abbia fatto irritare. Mi risponde di no e mi dice che non si aspettava la mia risposta così affermativa ed immediata, questo lo ha spiazzato e lasciato perplesso.

-Rita un bell’inizio!

-E non conosci il seguito, lo affronto a testa alta e gli do  dello scemo. Poi con cattiveria , gli comunico che quando me la chiederà, lo farò attendere fino alle calende greche. Lo farò arrossendo ed abbassando le ciglia, congiungendo le mani sul grembo e a testa china gli dirò di no. Questo fintanto che non spunteranno le prime ragnatele.

-Dai Rita dimmi come ha reagito.

-Si è fermato, mi ha guardata e senza dire nulla è ripartito come un razzo, lasciandomi sola, quell’imbecille.

Arrivata a casa incazzata nera, racconto tutto a Teresa, anche lei rimane piuttosto perplessa e non ha saputo cosa consigliarmi. A quel punto sua madre, che aveva  sentito tutto, interviene. Ci rimprovera con dolcezza, che noi che viviamo in città abbiamo perso di vista i comportamenti delle società indigene e rurali dettati da secoli di storia. Io ribadisco che sono nata da genitori meridionali e certi atteggiamenti li conosco, però caspita siamo anche nel ventunesimo secolo! Nei due giorni successivi non succede nulla, al terzo Arturo si presenta a casa chiedendo di potermi parlare…

 

 

Venti anni dopo

…il matrimonio di mia figlia

Come il seguito dei tre moschettieri.

Il coronamento di un sogno,i ricordi.

Il taglio del nastro al braccio di papà,

tanti conoscenti, amici e parenti.

Una Jaguar, una chiesetta di campagna,

gioia commozione e l’inno agli sposi.

Un ristorante, la musica, il classico valzer

con il complesso dei vecchi amici.

Vent’anni dopo un lungo percorso,

denso di sorrisi ed amarezze e

di scomparsa di persone care.

Di avverarsi di sogni, una casa e

due figli per questa nazione.

Tutto questo realizzato con l’amore

Un amore non appariscente,

vissuto quasi di soppiatto.

Un grande amore con la

calma e potenza di un bue e

la corazza di un rinoceronte.

Con l’augurio più fervido

di mamma e papà, di continuare

sempre così, il vostro percorso