il Lavoro

Bereguardo 10 gennaio 2017

Sono seduto e sto guardando il solito talk show, tanto per rovinarmi la giornata dando ascolto a qualche idiota pagato per raccontare fregnacce. Quando all’improvviso, arriva la mia nipotina di corsa con i pugnetti chiusi diretti al mio stomaco. L’assalto riesce perfettamente, il dolore si fa lancinante, vola qualche imprecazione fra i denti e la voglia di picchiarla pure. Ma interviene la saggezza e aprendomi in un gran sorriso:

-Ciao principessa, come mai sei venuta dal nonno? Sei stufa di stare in sala da pranzo con i tuoi genitori gli zii e la nonna.

-Si nonno ho mangiato tutto, però adesso nessuno mi da retta e tutti parlano solo di lavoro e di quando hanno iniziato e come sarà il futuro. Però nonno anch’io voglio andare a lavorare, guadagnare tanti soldini e comprarmi tanti giocattoli e gelati.

-Sì principessa , però davi andare prima a scuola e quando sarai grande e laureata, potrai forse andare a lavorare all’estero, perché qui non c’è lavoro e quel poco che si trova certamente non sarebbe gratificante ma molto insoddisfacente. Ma siccome tu sarai una  bellissima ragazza potrai fare un matrimonio da favola e sposare un principe ricco che non ti farà mai mancare il gelato. Vedo dalla sua espressione che capisce che la sto prendendo in giro, infatti esordisce:

-Nonno, nonno ma tu non lavori mai! Sei sempre a scrivere e leggere, difatti la nonna si lamenta sempre che non fai niente e le fai ombra per la casa. Forse per questo non hai mai soldi per i miei giocattoli e io non ti voglio più bene.

-Principessa vieni qui sulle mie ginocchia e ti racconto la storia di un ragazzo che guarda caso si chiamava Ermanno come me, andavamo a scuola insieme ed avevamo la stessa età. Dunque Ermanno cominciò a lavorare a quattro mesi, anche se lui non lo sapeva. La sua mamma stendeva il grano messo ad asciugare per terra sul prato su un lenzuolo. Lui infagottato in una lunga pezza di stoffa, agitava le manine e piangendo di volta in volta faceva scappare i passeri che volevano beccarselo. Poi man mano che cresceva il suo compito si faceva più impegnativ0, andava a raccogliere nel bosco i rami secchi per il camino, controllava il pollaio per tenere lontano le volpi ed i falchi. Quando cominciò ad andare a scuola portava in giro ai clienti il pane che sfornava la mamma che faceva la fornaia di mestiere. Man mano che cresceva le sue responsabilità aumentavano, perché doveva fare anche il recupero credito. Questa mansione era molto difficile non perché la gente non voleva pagare ma lo faceva in natura, dandogli in cambio uova , pollame, vino e olio, verdura, formaggio  e altro. Il difficile veniva quando tornavo a casa e mia madre esaminava il raccolto del mio giro. Se non era soddisfatta cominciava a farmi fare un andirivieni con il cliente finché il suo credito non fosse saldato alle giuste condizioni. Quando invece l’errore era dovuto alla sua  inesperienza beccava anche qualche schiaffone.

Mi accorgo che la mia principessa si è addormentata, allora smetto ripromettendomi di raccontarle il seguito se e quando  mi verrà richiesto.

 

 

 

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