Parlando d’amore

24 Gennaio 2018

…cammino fra due donne , che mi stuzzicano con le domande più strane. Sono Adalgisa la mia attuale compagna e Lucia sua cugina, che appesa la mio braccio mi chiede:

-Hermann, perché in questo momento mi sento felice?

-Perché sorridi e quando uno sorride è felice.

-Mi sembra che dai molta importanza al sorriso?

-Certamente Lucia! Il sorriso è lo specchio dell’anima, si esprime direttamente dal cuore e a un attento osservatore che lo sappia interpretare,  comunica più cose che un intero discorso. Un sorriso serve come ringraziamento fra sconosciuti, per un piccolo gesto di buona educazione. Un sorriso elimina la diffidenza iniziale in un incontro, predisponendone il pensiero all’ottimismo e racchiude in se il bello e la speranza.

-Perché il bello?

-Perché interpreto il bello, come quello che possono esprimere  gli occhi, la bocca, il naso e le orecchie con le sensazioni che possono dare le loro caratteristiche. Il bello è una sensazione soggettiva, di conseguenza la sua interpretazione varia fra le persone. Per esempio non trovo nessuna attrattiva per un quadro di Picasso, ma se lo dicessi passerei per ignorante. Un giorno ho voluto documentarmi in merito e ho scoperto che sapeva dipingere molto bene anche in maniera tradizionale. Allora mi sono reso conto, che il mio cervello non è in grado di interpretare adeguatamente, il bello recepito dagli estimatori.

-Questo costituisce un cruccio per te?

-Non più di tanto! Riconoscere i propri limiti, trovo che sia una cosa naturale.

-Perché la speranza?

-Lucia hai mai provato ad interpretare il significato del detto popolare” Chi vive sperando , muore cantando”

-L’ho intesa come una frase di circostanza, che viene detta ironicamente a qualcuno , che non ha raggiunto un obiettivo prefissato.

-Cosa rappresenta per te il raggiungimento dell’obiettivo?

Adalgisa che finora si è tenuta in disparte, ascoltandoci attentamente decide di intervenire e:

-Rappresenta la felicità, se uno vince è felice.

-Indubbiamente il primo giorno, il secondo lo passa a consolidarlo e  il terzo cosa fa? Si annoia.

_Hermann, con questo vuoi dire che mancando lo stimolo della conquista, vissuto attraverso la speranza, il raggiungimento dello scopo ne decreta la fine?

-Esattamente come succede spesso in amore.

-Quello che hai detto, mi fa venire in mente un episodio, che rispecchia quello che stai dicendo e che abbiamo vissuto inconsciamente. Sicuramente da parte mia, da parte tua invece fatta di proposito.

-Sì Adalgisa, quando abbiamo capito di amarci, non ci siamo detto niente, non abbiamo fatto nessun gesto, ripromettendoci solo di rivederci dopo una settimana.

-Non ti sembra di essere stato un pò bastardo?

-Questo è stato possibile solo perché siamo persone adulte, se avessimo avuto vent’anni in meno, ci saremmo abbandonati immediatamente alle effusioni. Diciamo che sono riuscito inconsciamente a concederci quella settimana di speranza. Per noi avrebbe rappresentato il sogno di camminare a due metri dal suolo, riportandoci a vivere nella nostra gioventù.

-Hermann, ma in amore è sempre così? 

-Sì Lucia , senza ombra di smentita.prova a pensare alle migliaia di pagine che parlano d’amore, da Platone a Dante ecc. compresi film e documentari, sembra che il racconto del tema, si svolga tutto nell’introduzione. Quando arriva allo svolgimento è bello che finito.  L’appagamento fisico ne decreta la fine, poi se si vuole continuare il racconto diventa pornografia.

 

Annunci

Sotto la pioggia

22 Gennaio 2018

…e siccome sta piovendo e abbiamo un solo ombrello, passo il braccio sulle spalle di Fabriana la moglie di Giovanni. Ci avviamo a piedi verso casa, siamo solo a duecento metri e riprendo il discorso da dove è stato interrotto.

-Cara Fabriana, oggi è sempre più difficile che l’unione di una coppia abbia un buon epilogo. Annullando quello della sacralità della famiglia, che rappresenta la base  fondante di un popolo e quindi di una Nazione.

Oggi la percentuale del valore etico, si è molto abbassata, determinata dal lassismo generale verso la cultura umanitaria. Dall’attuale modus vivendi dovuto alla globalizzazione, che se da un lato ha abbassato notevolmente la povertà nel mondo, dall’altro coadiuvato dall’alto livello tecnologico raggiunto nella comunicazione di massa, ne ha determinato il cambiamento.

Adesso si stano creando due blocchi distinti di persone, quelli che non vogliono muri e confini e quelli che vogliono rafforzarli.

E’ risaputo che nei paesi più poveri, si ha un indice di natalità più alto, come è giusto che queste persone inseguano il sogno di un tenore di vita più alto. Se non si troveranno soluzioni politiche ed economiche a livello globale, diventerà inevitabile una terza  guerra mondiale.

La stessa che in un convegno americano del 1949, Einstein non riuscì a definirne i contorni, ma asserì con convinzione, che la quarta sarebbe stata combattuta a colpi di pietre e bastoni. E le sue elucubrazioni mentali erano dovute ad un cervello che marciava al doppio del nostro.

Oggi nella quasi impossibilità di sognare , dovuta prevalentemente alle carenze evidenti, di una classe  istituzionale corrotta. l’uomo cerca di farsi notare dagli altri, non attraverso una effettiva rivoluzione, ma con il narcisismo.

Oggi come sempre. è importante piacere, però per farlo bisogna distinguersi dagli altri. per raggiungere questo scopo non si utilizza quello del sentimento e del coraggio, ma quello fatuo dell’esteriorità.

Per questo sono appannaggio dei nostri tempi, i bicipiti scolpiti, i look arcobalenici e le mode più sfrenate. Sarebbe bello conoscere, se qualcuno ha informato i ragazzi che mostrano le chiappe con i calzoni bassi dietro, che quello era il segnale del c… disponibile, nelle carceri americane di due secoli fa.

 

Stralcio dal mio libro di prossima pubblicazione “La locanda di mia moglie”

Il senatore a vita -11

21 Gennaio 2018

-Ciao Umberto ti vedo tranquillo e rilassato, come mai?

-Sono soddisfatto, perché sono stati riconosciuti i meriti di una persona, gratificandola con la carica di senatore a vita. Pensa caro Domenico che finora ne sono stati eletti quarantacinque dal 1949 .

-Ma sai, personalmente ci trovo qualcosa di stonato in questo.

-Perché?

-Umberto, noi siamo amici e ti dico quello che penso. Vorrei che  queste chiamiamole premiazioni, da parte del presidente della repubblica, a persone che si sono distinte in tanti modi, venissero premiate in maniera diversa da come avviene.

-E come vorresti premiarle?

-Siccome questi premi vanno dati a persone che non hanno bisogno di soldi per vivere, io li compenserei in altri modi.

-E come Domenico?

-Farei loro dei monumenti, intitolerei piazze e vie, scuole e ospedali, palazzi pubblici e viadotti ecc.

-Non capisco, a che scopo?

-Perché quelli che hanno avuto questo riconoscimento, sono sempre abbastanza ricchi e non hanno bisogno di ventimila euro al mese per sopravvivere.

-Domenico stai scherzando? Ma veramente prendono così tanto?

-Sì Umberto! Mi sembra che sia documentato, fra tutte le voci che compongono i loro privilegi possono arrivare anche a ventiduemila. Poi non ho capito come mai non venga  premiata una moderna Cornelia, che tira su sei o sette figli.

-Allora tu dici che con quei soldi potrebbero vivere tranquillamente una quindicina di esodati.

-Eh già!

 

 

 

Umberto e Domenico -10

20 Gennaio 2018

-Ciao Umberto, dove vai così di corsa?

-Sto venendo da te.

-Mi fa piacere, in cosa posso esserti utile?

-Tu hai la stampante, e ho bisogno che mi stampi due moduli, uno per me e uno per mia moglie per aderire alla nuova importante iniziativa europea.

-Volentieri, ma non ne so nulla di cosa si tratta?

-Strano, tu sei sempre al corrente di tutto quello che succede, specialmente in ambito politico e mi sembra strano che non sei al corrente di questa importante novità.

-Allora ti sbrighi o no a dirmi di che stai parlando?

-Il canale televisivo zero, come prima comunicazione ufficiale emanata contemporaneamente in tutti gli Stati, in lingua inglese  con traduzione immediata nelle nazionali, ci chiede la compilazione dei moduli di adesione personali.

-Ma di che minchia stai farfugliando?

-Senti Domenico non prendermi in giro, tu europeista convinto come me, dovresti fare salti mortali per questa iniziativa. Ci lamentiamo sempre che a Bruxelles fanno poco, che dopo settantanni non esiste un vero Stato, che l’integrazione è solo monetaria. Proprio tu dici che la sua affermazione, dovrebbe basarsi più sull’ integrazione sociale. Insomma per farla breve dovrebbe colpire il cuore della gente e coinvolgerla affettivamente nella creazione di  una grande casa comune.

-Ah in questo non c’è dubbio, il popolo si sente sempre più escluso da questo contesto, si sente solo dire dai nostri politici, questo ce lo chiede l’Europa oppure, l’Europa non è d’accordo. Ma adesso mi sono convinto che molte cose che ci richiede l’Europa vengono taciute o manipolate dai governanti di turno al potere.

-Oh bravo Domenico! Questa iniziativa  serve ad eliminare questo filtro magico, fra la sede centrale e i governi nazionali. Infatti è stato istituito il canale televisivo zero che trasmette tutti i giorni quanto viene deciso nella sede centrale, raggiungendo quasi mezzo miliardo di persone in tempo reale.

-Sai Umberto sarebbe una cosa fantastica, indubbiamente noiosa, perché le riprese sarebbero imperniate quasi solo sullo svolgimento parlamentare, però allargandosi con notizie di grosso rilievo potrebbe raggiungere il cuore delle persone.

-Caro Domenico, lo scopo è proprio quello, la compilazione del modulo di adesione a questa iniziativa ne comporta il profilo come se si trattasse di una votazione politica, dovrebbe essere recepita come un diritto-dovere. Il modulo serve  per esprimere il parere dei cittadini su quanto si sta legiferando, anche se solo a livello consultivo.

-Umberto la trovo una cosa bellissima, ma da dove arriva la notizia?

-Me l’ha fatta vedere mia moglie su facebook!

-Allora stai tranquillo, si tratta sicuramente di una fake news.

I miei duemila anni

18 Gennaio  2018

Il mio paese visto dall’alto sembra un clitoride, si erge per circa novecento metri di altitudine tra due grandi vallate e i paesi intorno raggiungono i mille cinquecento metri e qui sono nato nella Pasqua del 1947.

Una delle particolarità del mio paese, posto nell’alto Molise, è costituito dai nomi delle persone, molti dei quali attualmente caduti in disuso. Questi nomi erano prevalentemente di discendenza Greca e se ne può avere un riscontro sui nomi di numerose tombe.

Per esempio un mio fratello Ettore, un mio amico Enea, un mio cugino Ulisse, poi Penelope, Andromeca, Clitennestra o derivati che non mi vengono più in mente. A questo punto sul cartello di benvenuto bisognerebbe aggiungere sotto “paese omerico”

Alle scuole elementari, come si chiamavano allora, ci insegnavano facendoci cantare, gli inni patriottici e una vecchia presumo, poesia ottocentesca , che cominciava così: “Il mio paese sembra un presepe, dai fianchi ubertosi, ricco di uliveti, vigneti, frutteti e boschi…”

Nell’arco dell’anno si svolgevano molte feste, i contadini tornavano dalle masserie  e alloggiando nelle loro case in paese, festeggiavano invadendo le vie e le piazze. In queste occasioni ci si abbandonava agli “Inni alla gioia”con fiumi di vino, che allora era considerato la panacea per tutti i mali.

Da quando sono nato e fino a sette anni, c’erano due fontane in paese, un lavatoio comune, accostato al municipio e non esistevano fognature, che furono realizzate nella seconda metà degli anni cinquanta. Mio padre per le nostre esigenze familiari aveva scavato prima un pozzo nero in una stalla.

Non esistevano elettrodomestici, frigoriferi, televisori, lavatrici, phon, lavastoviglie, c’erano in giro solo un paio di radio nelle case dei più abbienti. Quello che ci dava l’illusione di vivere nel secondo millennio era la luce elettrica, che ci veniva regolarmente servita quando non serviva, cioè d’estate.

D’inverno andava via ad ogni folata di vento gelido, oppure se malauguratamente in casa accendevi più di due lampadine saltava. Queste servivano anche a distinguere il ceto sociale, per  i poveri erano di 15 watt, per il ceto medio di 25 e per i ricchi e nobili di ben 40.

Quando studiavamo nelle fredde serate invernali, i più abbienti potevano farlo a lume di candele, il ceto medio con le lampade ad olio (costava meno della cera) ed i più poveri con le spalle arroventate alla luce della fiamma del focolare (camino)

L’unica via di comunicazione ci collegava ad una cittadina vicina, che svolgeva le funzioni di polo politico e commerciale per tutti i paesi confinanti. Questa via non era asfaltata ma solo brecciata, purtroppo non con simpatici sassolini rotondi di fiume, ma con pezzi di pietra frantumati e di conseguenza appuntiti. Era impossibile l’uso della bici, ammesso di avere i soldi per potersela comprare.

Gli spostamenti si facevano prevalentemente a piedi, però a questo riguardo eravamo fortunati, perché tutte le calzature venivano fabbricate a mano. Mi ricordo che mia madre mi portava dal calzolaio, questo mi prendeva la misura del piede, poi le costruiva in cuoio, alte sopra la caviglia e con la suola spessa più di un centimetro. Questi strati di cuoio venivano tenuti insieme dalla colla e da una chiodatura fatta di “centrelle” una specie di puntine da disegno, spesse, grosse e pesanti.

Da notare che le scarpe fatte per i ragazzi avevano una struttura triennale, infatti mi ricordo di un anno che avevo la misura trentasette e mi venne prodotta con in trentotto. Questo per consentire che il primo anno mi venivano larghe, il secondo giuste e il terzo strette, poi eventualmente riciclate per i più poveri. Inutile specificare che con queste calzature non si poteva circolare sui pavimenti piastrellati , perché si finiva a gambe all’aria.

In questo contesto ha avuto inizio il mio curriculum lavorativo:

-Da quattro mesi a due anni, lo “spaventapasseri” fasciato come un salame, depositato vicino ad un lenzuolo con i chicchi del grano messo ad asciugare , piangendo e gesticolando con le braccine allontanavo gli uccelli.

-Da due a sei anni , guardiano di polli e maiale.

-Da sei a dodici anni, un grosso salto di qualità, mi occupavo di recupero crediti. Mia madre che faceva la fornaia molto spesso a credito, di volta in volta mi spediva presso i più inadempienti per esigere il pagamento. Questi mi pagavano con frutta, verdura, polli, uova , olio, vino ecc. Se il baratto non soddisfaceva la cifra pattuita volavano improperi ai miei confronti, qualche volta accompagnati da qualche sberla.

I giocattoli non esistevano se non una volta l’anno in occasione del santo patrono. In questa ricorrenza arrivavano in paese quattro o cinque bancarelle  e mio padre in questa occasione mi comprava sempre una corrierina di latta, per giocare sul marciapiedi.

Crescendo i giocattoli ce li costruivamo da soli, quasi tutti pericolosi, dalle lance con le canne, alle fionde e alle frecce, fatte con le stecche degli ombrelli. al volo in alto dei barattoli di latta con il gas solido.  …

Stralcio dal mio libro di prossima pubblicazione”La locanda di mia moglie”

 

 

 

 

 

 

 

Maddalena

16 Gennaio 2018

Si ferma e mi guarda , come a cercare di capire in che modo il suo racconto, mi abbia influenzato, l’ho ascoltata con molto interesse, allora:

-Maddalena mi pare di capire, che nonostante il lusso che ti circonda, non sei una persona felice e me ne dispiace.In questo momento mi trovo in difficoltà a parlarti di me, perché so che aggiungerei maggiore sofferenza al tuo stato e non posso, ne voglio permettermelo. Rispondendo a quanto mi hai chiesto prima, sul perché due persone sconosciute possano entrare in intima confidenza, penso che avvenga in base a una visione comune di idee, valori morali  e sentimenti. Naturalmente alla base ci dev’essere una indubbia attrazione fisica. Adesso so che riderai delle mie parole, ma la mia natura  mi spinge sempre ad essere sincero e devo confessarti , che in poche ore ci si può anche  innamorare, come sta succedendo a me. Mi chiedo se non è dovuto al fatto, che mi aspettassi una situazione poi rivelatasi completamente diversa dalla realtà.  Da persona adulta mi rifiuto di pensare di essere così vulnerabile .a una semplice infatuazione. Oppure di una cotta improvvisa, della quale l’indomani si ha un simpatico ricordo, che ci accompagnerà  per qualche tempo, sbollendo poi come una bolla di sapone. Da quando siamo entrati , mi sto dando del coglione perché noto, che questa situazione si sta trasformando ad ogni minuto che passa , in qualcosa di diverso. Provo delle sensazioni sconosciute, sento che qualcosa mi martella dentro e rifiuta l’analisi logica che viene dal cervello. E’ come se la mano destra mi indicasse di proseguire per il luogo dove risiedono tutte le azioni positive e consolidate, quelle che assicurano tranquillità e tanta noia. Invece la mano sinistra mi spinge verso l’ignoto, verso l’avventura , verso il peccato, insomma verso il caos senza avere le cinture di sicurezza.  Mi sento come se fossi trasportato nel limbo, guardandomi intorno con occhi sgranati in attesa di qualcosa che non conosco, ma so che sta arrivando.

Detto questo mi giro verso a guardarla, lei fa la stessa cosa e con una espressione dolce e seriosa:

-Sergio, per caso ti stai innamorando di me?

-Sì Maddalena.

-Anch’io!

Le nocche delle mie mani sono diventate bianche a forza di stringere il mancorrente  in ferro, di volta in volta mi ritrovo ad osservare che mi tremano, allora senza guardarla:

-Grazie Maddalena, ti prego di non girarti, continua a guardare verso il basso, anzi allontaniamoci ancora, perché devo riprendermi per non saltarti addosso e baciarti

Non mi risponde , si allontana un pò di più,, poi scoppia in singhiozzi, al che prontamente:

-Maddalena, per carità datti una calmata, da un momento all’altro possono arrivare i tuoi nipotini, poi cosa gli racconti, che ti è entrato un bruscolino nell’occhio?

-Sergio scusami, hai ragione! Non voglio che succeda e mi troverei in imbarazzo dovendo accampare delle scuse, che tralaltro non saprei nemmeno inventarmi.

Detto questo passiamo qualche minuto in silenzio , si sentono solo i cinguettii degli uccelli e la rumorosità di un trattore che annaspa  in salita nella campagna sottostante. Come uomo mi sento in dovere di intervenire per primo, cercando di chiarire:

-Maddalena, mi sento un imbecille, come un ragazzino alle prime armi, che si trova in imbarazzo non sapendo che pesci prendere. Se cogliere l’occasione e prendere il toro per le corna o girarci intorno, in attesa di improbabili eventi dovuti alla casualità, oppure alla tua determinazione. Quì siamo all’aperto, con la prospettiva che ne deriva dallo spazio   che ci circonda e mi ritrovo nella condizione di non sapere ne cosa fare , ne cosa dire. Di una cosa sono certo, che se riuscissi  a fermare il tempo, lo metterei felicemente in bacheca. Adesso cosa facciamo?

Non mi risponde, si gira e si avvicina , poi mi prende il volto fra le mani  e mi bacia sulle labbra, prima innocentemente, poi sempre con maggiore voluttà.

 

Stralcio dal mio libro “Giustizia Divina”

 

 

 

Due ore senza cellulare

15 Gennaio 2018

Una mattinata movimentata.

Ieri sera mi telefona mio figlio e mi chiede se posso aprire la casa per consentire al tecnico di una azienda l’accesso per collegare Internet, l’appuntamento è per le dieci e trenta, dico di sì felice di potermi rendere utile. Allora lui mi spiega tutta la procedura da adottare per entrare in casa.

Qui cominciano i primi problemi, per aprire il primo cancelletto infilare la chiave nella serratura e poi comporre un numero, come una cassaforte. Provo diligentemente con molta calma e il cancello non si apre, mi armo di pazienza e riprovo due volte, niente da fare. Nel frattempo arriva una leggiadra signora e notando i miei capelli bianchi apre e con uno sguardo ironico mi fa entrare per primo.

Sono arrivato con largo anticipo, alle nove e trequarti, mi siedo accarezzo il cane , che continua a ringhiarmi indifferentemente e mi metto in attesa. Prendo il cellulare e penso di avvertire mia moglie che sono arrivato.

Sorpresa! Il cellulare non da nessun segno di vita, siccome non lo spengo mai, schiaccio sul relativo tasto e lo guardo in attesa del cerchietto azzurro che comincia a girare  avvertendomi di procedere. Niente da fare non va, comincio a inveire contro me stesso e mia moglie che me lo ha dato questa mattina, dicendomi che l’aveva staccato dal caricatore perché carico al 100%

Va be, poco male penso, tanto fra dieci minuti arriva il tecnico e poi vado via subito a casa.

Siccome sono una persona apprensiva, apro e chiudo continuamente la porta, perché appena lo vedo, non fidandomi dei meccanismi elettronici, vado ad aprirgli con il pulsantino posto all’interno del cancello.

Non arriva nessuno, dopo una mezz’oretta vedo un tizio con una borsetta in mano e felice vado ad aprirgli salutandolo:

-Buon giorno siamo un po in ritardo vero? Cominciavo a preoccuparmi non vedendola arrivare.

-Buon giorno, ma glielo avevo detto a Gino che sarei passato più tardi, perché ho dovuto accompagnare Antonella all’aeroporto. Ma lei chi è ? Suo cugine che aspetta dalla Germania?

-No ! Io mi chiamo Ermanno , ma lei non è il tecnico che deve fare il collegamento alla rete?

-No caro Ermanno! Io sono un dentista e aspetto il mio amico Gino per andare a pescare, visto che la mia signora ha deciso di andare a scopare in altri lidi.

-Ah bene! Lei è una persona simpatica e di spirito, vuole accomodarsi?

-No grazie aspetto fuori, mi ha detto per citofono che sta scendendo.

Mi ritiro in buon ordine, cominciando in cuor mio ad inveire sul ritardo del tecnico. Istintivamente prendo il cellulare per avvertire mio figlio, poi mi ricordo che è inutile. In casa non esiste più il telefono fisso e non posso allontanarmi per andare a telefonare in un bar vicino, perché col mazzo che mi ritrovo lui arriva appena mi assento.Poi c’è anche un’altra ragione, come riapro se chiudo il cancello?

Mi sento impotente, non posso fare nulla se non aspettare, penso a mia moglie, che forse si preoccuperà non sentendomi. Mi rendo conto che tutta questa ansia non la vivevamo prima dell’arrivo del cellulare, ci siamo abituati a correre sempre di più, anche quando non serve.

Mi siedo fuori sotto il portico sulla panchina di legno e penso che forse ho capito male l’appuntamento sarà per le undici e trenta. Ma non posso verificarlo se non aspettando.

Rimango in attesa fino alle dodici e venti ma di questo fantomatico tecnico nemmeno l’ombra. Allora richiudo tutto, saluto il cane e vado via, arrivo a casa e racconto l’avvenuto a mia moglie. Dopo avermi ascoltato lei mi comunica che le ha telefonato nostra nuora comunicandole che il tecnico si è presentato con un leggero ritardo, ha citofonato più volte, poi siccome nessuno gli apriva  si è allontanato. Adesso bisogna prendere un altro appuntamento.

Mia moglie mi guarda e :

-Ermanno sei sicuro di non esserti addormentato?

-No, non mi sono addormentato! Ma ti prometto che al prossimo appuntamento ci andrò con un bastone in mano.