UMBERTO e DOMENICO-4

Bereguardo 30 Ottobre 2017

-Ciao Umberto, dove corri con quel foglio di carta in mano?
-Ciao Domenico, vado dal ciclista.
-Ma siamo quasi in inverno a cosa ti serve la bici?
-Ma ci vado per comprare la tavolozza del water, perché si è rotto il coperchio e questo foglio di carta, che ha ritagliato mia moglie ne è la misura.
-Allora perché vai dal ciclista?
-Perché lui vende tutto, non guardare il piccolo negozietto, perché dietro ha un capannone di mille metri, pieno di ogni grazia di Dio. Ma di un pò a te la tavolozza non si rompe mai?
-No! Perché non c’è l’ho.
-Ma come mai?
-Perché la giudico una spesa inutile e dannosa.
-Addirittura dannosa, ma va là.
-Sì inutile perché non serve e dannosa perché ti costringe a fare la pupù in una posizione più sollevata facendone di meno, di conseguenza ti senti meno appagato e soddisfatto. Poi scusa non ti ricordi dei vecchi bar di città, quelli popolari intendo, quelli che si chiamavano “Trani”?
-Sì certamente che mi ricordo.
-Allora non ti ricordi che nei loro cessi o latrine, detto in modo più forbito,imperava la turca, che favoriva la motivazione dell’uso e l’igiene, la stessa che era in uso nei vespasiani in giro per la città.
-Sì mi ricordo, ma perché si chiamavano così?
-Perché furono inventati dall’imperatore romano Vespasiano, che con questa invenzione consegnò il suo nome alla storia.
-Sì mi ricordo che mio zio aveva un appartamento nelle vicinanze di uno di essi e dovette svenderlo perché d’estate si moriva dalla puzza.
-Ti ricordi anche che nei trani non c’era la carta igienica e si usavano i ritagli del giornale del giorno prima, che venivano appesi in un gancio di filo di ferro?
Lo sai che quei ritagli avevano anche una funzione sociale?
-No! Forse mi sono perso qualcosa. Mi ricordo dei ritagli, prevalentemente provenienti dal Corriere d’Informazione o dalla Notte, due quotidiani che non esistono più. Ma non ne capisco la funzione sociale.
-Perché i meno abbienti che non potevano permettersi di comprarli, chiedevano a un loro amico di abbassarsi i pantaloni e potevano leggere sulle chiappe l’articolo di fondo.
-Domenico, sei proprio un bel sacramento.
-Umberto e ti ricordi le catenelle degli sciacquoni?
-Sì, non c’erano mai perché le rubavano. allora ci mettevano un pezzo di spago.
-Sai cosa fece un giorno un mio amico che aveva un bar a San Siro?
-No dimmelo.
-Un giorno perse una grossa somma ai cavalli e sua moglie gli fece un culo di ferro, allora per vendicarsi se la prese con i fantini, che a suo dire lo avevano tradito.
-E cosa fece?
-Come catenella metteva sempre uno spago corto, al posto di un metro lo metteva di quaranta centimetri, così facendo costringeva i fantini a muoversi a due alla volta, perché essendo corti per antonomasia, dovevamo mettersi in braccio per arrivare a tirare lo sciacquone.
-Domenico sembra una barzelletta!
-Sì caro Umberto, ma anche questo faceva parte dei favolosi anni sessanta.

Autore: riflessioniopinioni

sono nato in un paesino dell'alto Molise, la sera di pasqua del 1947. A Milano da mezzo secolo, sposato, con tre figli ed altrettanti nipoti. vivo in un bel paese della campagna pavese. ho svolto molte attività, leggo da sempre e scrivo libri da cinque anni. Genere romanzi, gialli, storici e per bambini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: